Gestione asset Trump ai figli. Esperti: “Non basta”

(Photo by Christopher Gregory/Getty Images)
(Photo by Christopher Gregory/Getty Images)

WASHINGTON. – Donald Trump resterà un presidente non solo forse ricattabile dalla Russia (se il dossier compromettente da lui liquidato come ‘fake news’ dovesse avere qualche fondamento) ma anche – secondo l’opinione di molti analisti e osservatori – esposto ai conflitti di interesse, ingigantiti dalla nomina del genero Jared Kushner a consigliere senior sfidando la legge contro il nepotismo.

La soluzione proposta per risolverli non è infatti né un blind trust indipendente né la vendita di tutti gli asset, come raccomandavano gli esperti. Uno dei suoi avvocati, Sheri Dillon, ha spiegato che il tycoon rinuncerà non alla proprietà ma alla gestione dei suoi asset, facendoli confluire in un trust che verrà gestito dai due figli Donald jr e Eric e da un suo socio di lunga data. Ivanka invece resterà fuori, ma anche lei si appresta a separarsi in qualche modo dalle proprie aziende di vestiti e gioielli per non creare problemi al marito Jared.

“Non parlerò con loro”, ha assicurato Trump, come se bastasse la sua parola come garanzia e potesse ignorare che ogni suo atto avrà potenziali conseguenze dirette o indirette sul business di famiglia. Ad esempio nel supervisionare le regole sulle banche e su Wall Street, dove i suoi debiti sono spalmati nelle mani di almeno 150 istituzioni finanziarie, secondo il Wsj.

O negoziando con leader di Paesi stranieri dove la sua holding possiede hotel, campi di golf o altri asset. Per evitare conflitti di interesse fuori degli States, il presidente eletto pensa sia sufficiente l’annuncio che la Trump organization si asterrà da nuovi accordi con partner stranieri, come ha già fatto negli ultimi tempi, rinunciando anche ad una offerta da 2 mld di dollari della Damac Properties di Dubai.

E, pur ritenendo non applicabile al suo caso il divieto costituzionale per i dirigenti del governo federale di ricevere pagamenti o regali da governi stranieri, ha deciso di versare al tesoro come “misura volontaria” i profitti (ma non i ricavi) dei clienti stranieri dei suoi hotel. La sua holding continuerà invece a lavorare in Usa, sottoponendo ogni nuova operazione ad un consigliere etico, che però sarà scelto dal presidente e i cui parametri di giudizio non sono ancora stati fissati.

Come se non bastasse, Trump ha ribadito che non renderà pubblica la sua dichiarazione dei redditi (“interessa solo a voi giornalisti”), diventando il primo presidente di cui non si conosce la situazione finanziaria. Media ed esperti hanno già storto il naso.

“Sta creando una crisi costituzionale sin dal primo giorno in cui assumerà le funzioni”, ha ammonito Norman Eisen, consigliere etico durante l’amministrazione Obama. “Questo è un invito allo scandalo e alla corruzione. I soldi stranieri arriveranno attraverso escamotage”, ha aggiunto.

Anche Kushner ha adottato una soluzione simile a quella del suocero, annunciando la vendita dei suoi asset (una gran parte ma non tutti) ad un trust che verrà gestito dalla madre. Una comoda soluzione “di famiglia”.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)