Politici spiati: denunciato anche un carabiniere, è caccia ai soldi

Pubblicato il 12 gennaio 2017 da ansa

Un’immagine del Cnaipic, il Centro nazionale anticrimine informatico della Polizia postale,.
10 gennaio 2017. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

ROMA. – Si allarga e accelera l’inchiesta sulla megaoperazione di cyberspionaggio che negli ultimi sei anni sarebbe stata messa in atto dai fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionero. Gli inquirenti, che si sono incontrati nell’ufficio del procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, per fare il punto sulle indagini, sono a caccia dei soldi che i due potrebbero avere ottenuto da “clienti” in cambio di informazioni riservate illecitamente acquisite.

Ma non è tutto. Ben presto nel registro degli indagati potrebbero finire altre persone. In primis un secondo appartenente alle forze dell’ordine che si sarebbe adoperato per capire cosa stesse accadendo a Occhionero dal punto di vista giudiziario.

Si tratta di un vice brigadiere dei carabinieri che è stato denunciato all’autorità giudiziaria per aver commissionato ad un suo sottoposto l’accesso al Sistema di indagine (Sdi) delle forze dell’ordine per verificare la sussistenza di procedimenti penali dei due fratelli. Un’iniziativa – e qui torna l’appartenenza di Occhionero alla massoneria – legata ad una richiesta di un ‘fratello’ di loggia di Giulio. Il militare, infatti, ha ammesso di aver fatto eseguire l’accesso su richiesta di un suo amico massone, che a sua volta potrebbe finire ora indagato.

Sviluppi sono attesi anche per quanto riguarda la madre dei due arrestati, la docente della Sapienza, Marisa Ferrari. Al vaglio degli inquirenti c’è anche la sua posizione perché sospettata di aver tentato di ostacolare l’attività di indagine. In particolare ha negato di avere la disponibilità di un garage nel quale sono stati trovati, oltre a documenti ora al vaglio della polizia postale, anche computer di nuova generazione, e non datati come affermato dai fratelli Occhionero, i cui difensori hanno presentato istanza di scarcerazione al gip che dovrà esprimersi nei prossimi giorni.

Intanto entra nel vivo l’attività istruttoria che punta a ricostruire la galassia economica e finanziaria dei due arrestati. Ufficialmente disoccupati, gli Occhionero conducevano una vita con uno standard alto. Da qui la decisione di avviare accertamenti contabili sui conti sia in Italia ed eventualmente all’estero. Obiettivo di chi indaga è ricostruire il flusso finanziario dei due arrestati e accertare la reale attività delle quattro società, riconducibili a Giulio Occhionero, e tutte domiciliate a Regent Street a Londra. Le società risultano inattive da circa tre anni e i due Occhionero si dichiarano disoccupati malgrado un alto tenore di vita.

Chi indaga vuole comprendere a cosa servissero i centinaia di dati acquisiti illecitamente (depositati anche in un server negli Usa per i quali la Procura ha già avviato due rogatorie) alla luce di quanto dichiarato dall’ingegnere nucleare che, anche nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia, ha affermato di essersi in passato occupato di mettere a punto software matematici che puntavano a monitorare l’evoluzione del mercato borsistico ed immobiliare.

Per questo da oggi è partita l’attività di analisi dei pc e cellulari travati in possesso dei due arrestati anche se per conoscere le centinaia di migliaia di file ‘depositati’ nei server negli Stati Uniti bisognerà attendere il corso delle rogatorie per le quali ci vorranno alcune settimane. Infine è già all’attenzione dei magistrati di piazzale Clodio la denuncia presentata da Alfonso Papa, ex parlamentare del Pdl ed ex magistrato, recentemente condannato a Napoli a quattro anni e mezzo nell’ambito di un filone dell’inchiesta sulla P4. Papa lamenta di essere parte offesa in quanto oggetto della presunta attività di hackeraggio da parte dei due arrestati.

(di Marco Maffettone e Francesco Tamburro/ANSA)

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