La svolta di Obama sugli immigrati cubani, revocato il regime speciale

NEW YORK. – L’ultimo regalo a Raul Castro a una settimana dal suo addio alla Casa Bianca. E l’ennesima sfida a Donald Trump, ostile a eccessive aperture verso L’Avana. C’è un po’ di entrambe le cose nella decisione di Barack Obama di revocare, con effetto immediato, la politica delle ‘porte aperte’ verso gli immigrati clandestini cubani.

Fu Bill Clinton a introdurre questo ‘regime speciale’ 22 anni fa. E’ la regola del ‘wet foot, dry foot’, che consentiva agli immigrati cubani che scappavano dal regime e toccavano il suolo statunitense il riconoscimento automatico di un permesso di soggiorno e della residenza legale negli Usa. Ma dopo la storica svolta che ha portato alla ripresa delle relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cuba, per Obama la norma era oramai divenuta obsoleta: “Appartiene ad un’altra era”, ha spiegato.

Dunque “un altro passo importante verso la normalizzazione del rapporto tra i due Paesi”, per usare ancora le parole del presidente uscente, che mette così il sigillo su un pilastro fondamentale della sua eredità. Anche se il suo sogno – lo ha ammesso più volte – sarebbe stato quello della fine dell’embargo verso Cuba prima della fine del suo mandato.

Ma questa è una decisione che un Commander in chief non può prendere da solo. Serve l’ok del Congresso. E finché Capitol Hill sarà saldamente in mano ai repubblicani l’abrogazione delle sanzioni economiche varate più di 50 anni fa nei confronti dell’isola caraibica è destinata probabilmente a rimanere una chimera.

La decisione dell’amministrazione americana uscente è il punto di arrivo di un percorso di disgelo iniziato due anni fa e avviato dalla storica stretta di mano tra Obama e Raul Castro alla cerimonia per la morte di Nelson Mandela. L’abrogazione della regola del ‘wet foot, dry foot’ era stata quindi una delle richieste principali di Cuba al tavolo dei negoziati con Washington. Richiesta ora esaudita.

D’ora in poi i cittadini cubani che tenteranno di entrare negli Stati Uniti illegalmente e che non sono qualificabili per un trattamento di natura umanitaria verranno dunque espulsi, così come la legge Usa prevede per gli immigrati di altre nazionalità. Il governo cubano, da parte sua, ha concordato il rimpatrio dei cubani soggetti ad espulsione dagli Usa così come accade per coloro che vengono respinti via mare.

Se Trump e il suo entourage per ora tacciono, la mossa di Obama ha fatto già infuriare la comunità cubana in Florida, con il sindaco di Miami Tomas Regalado che ha usato parole durissime. Ma tornare indietro oramai appare molto difficile. Anche perché paradossalmente la decisione dell’amministrazione Usa uscente è in linea con la strategia sull’immigrazione del presidente eletto.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)