Samsung trema in Borsa, chiesto l’arresto del vicepresidente

PECHINO. – Con le accuse di corruzione e spergiuro, sull’erede della famiglia Samsung pende la richiesta di arresto della procura speciale al lavoro sullo scandalo che ha portato all’impeachment della presidente della Repubblica Park Geun-hye, caduta a sua volta per le indagini sull’influenza esercitata su di lei dalla stretta confidente Choi Soon-sil.

La sorte di Lee Jae-yong, il leader de facto del più grande “chaebol” sudcoreano, le onnipotenti conglomerate industriali a controllo familiare, sarà valutata mercoledì a Seul dalla Corte centrale distrettuale, ma l’iniziativa della procura s’è fatta subito sentire su Samsung Electronics, il colosso industriale e hi-tech di cui il manager di 48 anni è vice presidente.

La notizia dell’arresto, non inattesa dopo gli sviluppi dell’inchiesta con le 22 ore di interrogatorio di Lee finito venerdì mattina, ha fatto tremare il titolo in Borsa, scivolato a -3%, prima del parziale recupero e della chiusura a -2,14%.

L’effetto domino che sta sconvolgendo da tre mesi la Corea del Sud sembra lontano dalla sua conclusione. Il pool speciale ha incriminato formalmente per corruzione Moon Hyung-pyo, capo del National Pension Service, che è sospettato di aver fatto pressioni sul principale fondo pensione pubblico per sostenere la fusione tra Samsung C&T e Cheil Industries, parte del riassetto nel gruppo Samsung a luglio 2015, quando era ministro della Salute.

Un’operazione priva di valenza industriale, come denunciarono gli investitori guidati dall’hedge fund Usa Elliott Associates, in base al fatto che l’aggregazione era solo “un tentativo di trasferire il potere” dal proprietario del gruppo Lee Kun-hee, in precarie condizioni di salute, a suo figlio Lee Jae-yong, da ottobre nel board di Samsung Electronics come vice presidente.

A tale scopo, la compagnia – è l’accusa della procura – avrebbe versato fondi ingenti (almeno 18 milioni di dollari) a una società in Germania riconducibile a Choi, in carcere da oltre un mese, al servizio delle “lezioni di equitazione di sua figlia e per l’acquisto di un cavallo da oltre 800mila dollari”.

Non solo: il manager avrebbe promesso o erogato 36,3 milioni alle società e alle fondazioni della “confidente presidenziale” in cambio di benefici, ha detto Lee Kyu-chul, portavoce della procura. “Nella richiesta del mandato, il team investigativo ha ritenuto che la ricerca di giustizia fosse più importante del possibile impatto economico che l’arresto avrebbe potuto arrecare all’economia nazionale”, ha aggiunto Lee.

Il gruppo Samsung vale il 20% del Pil sudcoreano e una percentuale pari in termini di export. Sull’arresto ha pesato anche la falsa testimonianza resa dal manager in un’audizione parlamentare a inizio dicembre.

Intanto, la Corte costituzionale, che sta istruendo la procedura di impeachment, ha ascoltato Choi che ha respinto gli addebiti sull’influenza “nefasta” esercitata sulla presidente. Le audizioni continueranno nei prossimi giorni.

(di Antonio Fatiguso/ANSA)