Monopolio Ppe sulle istituzioni dell’Ue, fine della grande coalizione

Pubblicato il 18 gennaio 2017 da ansa

Antonio Tajani

STRASBURGO. – Dopo la vittoria di Antonio Tajani, che sancisce un monocolore popolare alla presidenza delle tre principali istituzioni europee, i socialisti archiviano in una maniera che pare definitiva quella ‘grande coalizione’ che finora ha retto gli equilibri e i lavori comunitari. E chiudono la porta al pressing che arriva dalla Commissione europea e dagli stessi popolari per un riavvicinamento, dopo la cesura rappresentata dalla campagna delle ultime settimane per la presidenza del Parlamento europeo.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha salutato come un “grande risultato per l’Italia” l’elezione di Tajani. Il principale effetto collaterale di questa corsa elettorale, però, è un cambiamento drastico nell’assetto politico comunitario. Quantomeno dell’aula di Strasburgo, dove i socialisti annunciano che d’ora in poi si riservano di decidere “dossier per dossier” cosa votare e cosa no delle proposte legislative della Commissione.

A differenza di quanto accaduto fino ad adesso con il vincolo di coalizione tra popolari, socialisti e liberali. Una situazione che preoccupa non poco l’esecutivo di Bruxelles. Anche perché l’asse che ha portato all’elezione di Tajani difficilmente potrà costituire una maggioranza stabile, con i liberali euro-entusiasti da una parte e i conservatori dall’altra, che al loro interno hanno una forte componente euroscettica.

“L’Europa deve andare avanti, come possiamo farlo senza la partecipazione dei socialisti?”, lamenta il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker. Che attacca: “Nessuno ha diritto di dare l’addio all’Europa perché deluso dalla riorganizzazione del Parlamento europeo”.

La settimana prossima è in agenda un faccia a faccia con il capogruppo S&D Gianni Pittella, sconfitto nella corsa contro Antonio Tajani. Ma il socialista, comunque apparso rafforzato all’interno del suo gruppo, chiude a ogni ipotesi di un passo indietro: “Siamo all’opposizione – dice -, la grande coalizione non è ricostruibile nemmeno con un gioco di prestigio”.

Inutili anche i tentativi del capogruppo popolare Manfred Weber, che ha teso un ramoscello di ulivo ai socialisti, parlando con Pittella e invitando i suoi a dare pieno sostegno ai vicepresidenti socialisti, eletti oggi, e a non interrompere il dialogo. Sembra allontanarsi, invece, rispetto ai propositi bellicosi di qualche tempo fa, l’ipotesi di una battaglia al Consiglio europeo per non rinnovare la carica di presidente di Donald Tusk, in scadenza a marzo.

Grazie all’alleanza con l’Alde, fanno notare in campo popolare, in Consiglio ora è molto più complicata una eventuale rimozione del polacco e anche tra i socialisti non sembra che al momento ci sia una volontà politica per andare a fondo in una partita di questo tipo. Così come nell’immediato non pare a rischio la posizione di Juncker.

La nuova fase politica, assicura Pittella, “non significa una sfiducia alla Commissione”. L’unica cosa certa è che al Parlamento europeo la nuova situazione “renderà tutto molto più interessante”, minaccia il socialista. E molto più incerto per i desideri della Commissione di andare veloci nell’approvazione delle sue proposte.

(di Salvatore Lussu/ANSA)

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