Padoan a Davos con la lettera dell’Ue. Moscovici, sono ottimista

Pierre Moscovici e Pier Carlo Padoan (Ansa)
Pierre Moscovici e Pier Carlo Padoan (Ansa)

DAVOS. – Un’Europa senza strategia fornisce argomenti al populismo che attrae anche “brava gente”, alle prese con “problemi veri”, come la preoccupazione per il lavoro futuro dei propri figli. “Temi che vanno presi molto seriamente”. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan arriva al World Economic Forum di Davos con in tasca la lettera del commissario europeo Pierre Moscovici che chiede all’Italia una manovra da 3,4 miliardi di euro.

Ma non gioca in difesa. Anzi. Dal ruolo di tessitore che aveva con il governo Renzi sembra aver cambiato strategia. Va all’attacco. La partita è aperta e si chiude in poche settimane. Con il commissario europeo sarà solo un primo contatto in terra neutra. Moscovici del resto appare fermo ma conciliante. Appena arrivato a Davos chiede cosa Padoan abbia detto.

”Sono ottimista – dirà poi – Le mie discussioni con il ministro Padoan sono sempre costruttive e franche”. L’Italia, aggiunge poi, è in buona compagnia: Francia, Spagna, Portogallo. In un dibattito sull’Europa disunita ammette anche che le regole richiedono che la Germania non abbia surplus commerciale. Ma ”una cosa sono le procedure per deficit, che hanno sanzioni efficaci un’altra quelle per gli squilibri macroeconomici, meno efficaci”.

Padoan comunque evita il tema specifico, ma centra un nodo politico al centro dei dibattiti di Davos. Parla dei bisogni reali delle persone, ai quali bisogna dare una risposta. Non usa certo giri di parole. ”Il problema dell’Europa è l’Europa – dice con una rasoiata dal palco di Davos – I nostri problemi nascono in Bruxelles e, talvolta, in Francoforte. Dobbiamo rovesciare completamente le politiche perchè ora si stanno dando i giusti argomenti per convincere che il populismo ha ragione”.

Il populismo intercetta esigenze vere ma non da risposte. ”La classe media è disillusa sul futuro, delusa dalle prospettive di lavoro per i figli e per la sicurezza del welfare”. E per questo ‘dice no a tutto quello che i leader politici suggeriscono”. In questo contesto è difficile dare risposte per le quali, comunque, ”serve tempo”.

Le riforme – argomenta – per essere attuate richiedono un duro lavoro che, invece, non appare sui mass media ”attenti alla notizia del giorno”. Su questo tema nasce però un botta e risposta con il direttore del Fmi, Chrystine Lagarde che invita invece ad identificare politiche senza guardare alle notizie del momento.

Per Padoan l’Europa soffre della mancanza di strategia. ”I policy makers devono avere una visione. Specialmente in Europa manca quella visione e questa è la sfida che Brexit e Trump ci lanciano”. La leadership in un mondo che si divide, spiegherà poi, è quella ”di provare a dare un sogno e di realizzarlo poi in pratica. Questa è la sfida”.

A Davos Padoan parla anche di crescita inclusiva. E’ un tema caro all’Italia che ne ha promosso l’inserimento nell’agenda del G7 e del G20. ”Ogni Paese, spiega, ha specifici interventi da promuovere ma per tutti ci sono quattro pilastri chiave. Il primo di tutti è il lavoro. ”C’è una grande evidenza che la maggiore via per includere persone nel progresso è quella di creare lavoro. Ma questo è complicato”.

(dell’inviato Corrado Chiominto/ANSA)