Sul Rigopiano tonnellate di neve, l’hotel spazzato via

Pubblicato il 19 gennaio 2017 da ansa

SLAVINA RIGOPIANO 6

BIVIO RIGOPIANO (PESCARA) – Erano tutti nella hall. C’era Alessandro, Ilaria, Francesca, Stefano, Giampiero, Luciano, Silvana. Assieme a Marco, Paola, Michelangelo. C’erano anche Lupo e Luna, due pastori maremmani sempre insieme a Roberto, il titolare. Non lo lasciavano mai. Magari parlavano tra loro, magari qualcuno sbuffava pure contro quello spazzaneve che doveva essere già lì da due ore. Magari qualcuno stringeva a sé la sua fidanzata, o suo marito: tutte quelle scosse la mattina avevano riportato la paura anche in quest’angolo di paradiso. E poi tutta quella neve, tanta neve, troppa neve.

Dalla sera prima che aveva iniziato a nevicare, non aveva più smesso. E veniva giù, e quanta se veniva giù. “Due metri in un giorno e mezzo. Mai vista una nevicata così forte qui”. Poi un rumore sordo, prima lontano poi sempre più forte fino a diventare insopportabile. E poi il silenzio, quel silenzio che c’è soltanto quando la neve copre ogni cosa.

Era un bel posto “L’Hotel Rigopiano – Gran Sasso resort”. Se ne stava appollaiato lassù, a 1.200 metri, riparato sotto il fianco del monte Siella. “Nel cuore verde d’Abruzzo – si legge sul sito – tra atmosfere dannunziane e paesaggi incontaminati”. Un quattro stelle con Spa e piscina dove ognuno poteva scegliere il suo “percorso emozionale”.

“Causa maltempo le linee telefoniche sono fuori servizio” scriveva proprio ieri l’hotel sui suoi profili social. Dai dati registrati dalla questura, c’erano 22 clienti e 7 dipendenti, più qualche altro ospite, forse 35 persone circa. Due sono le salme recuperate, 2 i sopravvissuti. Di tutti gli altri non c’è traccia.

“Con il passare delle ore le speranze di trovare qualcuno in vita si riducono sempre di più, per questo l’unica cosa che mi vien voglia di fare è abbracciare uno ad uno tutti i parenti di chi era lassù”, dice il giovane sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta. Sono solo in due, dunque, quelli che al momento, possono raccontare l’incubo. Due soli, Giampiero e Fabio, possono descrivere davvero l’enorme massa di neve che si è abbattuta sulle loro vite.

Fabio Salzetta, il tuttofare dell’albergo, deve la vita al cemento armato del locale caldaia; Giampiero Parete, invece, al mal di testa della moglie, che sta ancora sotto le macerie insieme ai figli di 6 e 8 anni. Alle 17.40, dieci minuti dopo la slavina, Giampiero aveva già capito tutto: “è caduto l’albergo” ha scritto in un sms al suo datore di lavoro, Marcella Quintino. E oggi ha ribadito: “ho sentito rumori e scricchiolii. Poi ho visto la montagna cadere addosso all’edificio”.

Marcella invece accusa: “Giampiero e tutti gli altri ospiti dell’albergo avevano pagato ed avevano raggiunto la hall, pronti per ripartire non appena sarebbe arrivato lo spazzaneve. Gli avevano detto che sarebbe arrivato alle 15, ma l’arrivo è stato posticipato alle 19. Avevano preparato già le valigie, tutti volevano andare via perché le scosse avevano impaurito un po’ tutti. Erano lì ad attendere lo spazzaneve, ma quello non è mai arrivato”.

Non c’era il direttore dell’albergo, Bruno Di Tommaso, “andato a Pescara per coordinare le operazioni di sgombero neve”, ha detto. Questioni che spettano a magistrati e inquirenti. Lì sono rimasti, oltre alle macerie e al suo carico di morte, la paura di due uomini soli, che si sono chiusi in macchina per cercare di non rimanere assiderati. “Aiuto, stiamo morendo di freddo. Aiuto” è stato uno degli ultimi sms di Giampiero, attorno alle 23 di ieri.

Poco dopo, gli uomini del soccorso alpino hanno messo le pelli di foca sotto gli sci. Almeno loro, avran pensato, dobbiamo salvarli. Ma quando sono arrivati al Rigopiano, prima quelli del soccorso alpino e poi tutti gli altri, hanno scosso la testa. In 135 sono al lavoro e i commenti quando scendono dalla montagna sono tutti uguali.

La frana è “immensa”. “Scavare è difficilissimo”. “Non c’è più niente”. Luca Cari, il direttore della comunicazione d’emergenza dei vigili del fuoco, usa frasi secche. “La situazione è drammatica. L’intera struttura è stata spazzata via, è rimasto in piedi solo un pezzetto. Ci sono tonnellate di neve, alberi e detriti. I materassi sono stati trascinati a centinaia di metri”.

L’interno dell’hotel Rigopiano in un fermo immagine tratto da un video diffuso dalla Guardia di Finanza. Farindola (Pescara), 19 gennaio 2017. ANSA/ GDF

Bastano le immagini girate dai soccorritori dal cielo e da terra per capire cosa sta dicendo. La struttura è stata sventrata dalla massa di neve, con una forza violentissima. La slavina ha un fronte di 300 metri e un metro cubo di neve pesa 850 kg. “Ma questa neve è parecchio bagnata – spiegano i soccorritori – diciamo che in questo caso un metro cubo arriva a pesare una tonnellata”.

E sull’hotel ne sono piovute decine. “E’ stata un’enorme ‘colata di detriti’ – ricostruisce il geologo Gian Gabriele Ori, dell’università di Chieti – un fenomeno raro, che ha acquisito forza e velocità notevoli sotto la pressione della neve. Il terremoto lo ha innescato, come una miccia”.

Gli occhi di un normale cittadino vedono cose molto più banali. L’intero corpo principale, di due piani, di fatto non esiste più. Del piano più alto restano i tondini di ferro che spuntano dai pilastri spezzati e pezzi di cemento mischiati a neve e rami di albero. Il piano terra, invece, è invaso di neve e macerie. Ma brandelli di cemento sono anche a cento metri da dove dovrebbero essere.

L’unica cosa che ancora resta dell’albergo è il corpo nuovo, quello con la piscina e la Spa. “Ma anche là dentro – dice chi ha scavato per tutta la giornata – è tutto distrutto, la neve si è infilata ovunque”. E’ invaso il tunnel di collegamento con l’albergo. Ed è crollata la cupola che sovrastava il centro benessere.

Di Stefano e Francesca, di Alessandro, Ilaria e Luciano non c’è ancora traccia quando scende la sera. Chissà se sono ancora tutti insieme, laggiù nella hall. No, proprio tutti no: dietro la Panda del sindaco Salzetta che vien giù dalla montagna, arrivano due cani bianchi con la coda bassa e il muso triste, ma il passo fiero. E da dove spuntano questi cani? “Sono quelli di Roberto, Lupo e Luna”. Loro, almeno, ce l’hanno fatta.

(dell’inviato Matteo Guidelli/ANSA)

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