Bonifica Marche, dighe costantemente monitorate

ANCONA. – “Quando si è scottati dall’acqua calda si ha paura anche dell’acqua fredda”. Fa ricorso a una metafora il presidente del Consorzio di bonifica Marche, l’avvocato Claudio Netti, per dire che l’allarme per le dighe, a seguito del maltempo e del terremoto, è “ingiustificato: si perde la visione d’insieme e si mettono le mani avanti”, perché le dighe sono “controllatissime”.

Il Consorzio ne gestisce cinque: Mercatale, sul medio corso del fiume Foglia, nel comune di Sassocorvaro (Pesaro Urbino); Castreccioni, sull’alto corso del fiume Musone, in comune di Cingoli (Macerata); San Ruffino, sul Tenna, fra i comuni di Amandola e Monte San Martino (nelle province di Fermo e Macerata); Gerosa, sull’Aso, a Comunanza (Ascoli Piceno), ma interessando anche porzioni di territorio di Montemonaco (Ascoli Piceno) e Montefortino (Fermo); Rio Canale, sull’omonimo torrente, nel comune di Campofilone.

Sono le più grandi delle Marche, per 65 milioni di accumulo d’acqua, e in larga parte coincidono con l’area terremotata. Ma le verifiche sismiche sono costanti: “Dobbiamo fare verifiche straordinarie per ogni sisma di magnitudo da 4 in su – spiega Netti -; quando ci sono state le ultime scosse, di magnitudo superiore a 5 e tutte ravvicinate, eravamo già in campo, altrimenti non facevamo in tempo a verificare che si doveva tornare indietro di nuovo. E non sono state riscontrate criticità”.

“Le dighe – continua Netti – sono costantemente sotto controllo degli uffici preposti del ministero delle Infrastrutture e degli enti gestori. Non ci sono strutture più monitorate delle dighe”. “Bisogna poi ricordare la differenza tra dighe ad arco, come le nostre, e quelle a gravità, come le alpine. Le nostre hanno una montagna di cemento davanti, che trattiene le acque per il peso stesso”.

Quanto al rischio che lo scioglimento delle nevi possa ‘gonfiare’ l’invaso, Netti spiega: “Non è la prima volta che abbiamo nevicate importanti, ricordo solo il ‘nevone’ del 2012 nella provincia di Pesaro Urbino -. Noi procediamo sulla base degli accumuli a monte”, abbassando “prudenzialmente, in prevenzione” i livelli, che comunque, di norma, “d’inverno si abbassano perché lavorano molto d’estate”.

“Certo – conclude Netti – il livello di attenzione deve essere sempre adeguato, ma non c’è bisogno che qualcuno ce lo ricordi. Chi fa il suo dovere, non ha paura”.

Anche Enel, che nelle Marche gestisce 12 dighe, ha immediatamente avviato i controlli, che non hanno evidenziato condizioni di criticità ma che proseguiranno per tutta la durata dello sciame sismico, in sinergia con l’Autorità nazionale preposta al controllo dighe e al Dipartimento di Protezione civile.