Visti facili, licenziato un funzionario dell’Ambasciata d’Italia a Tunisi

ROMA. – E’ stato confermato dalla Cassazione il licenziamento per gravi motivi nei confronti di un funzionario amministrativo con cittadinanza italiana e tunisina, Amor Khediri, impiegato presso l’ufficio visti dell’Ambasciata d’Italia a Tunisi.

La Suprema Corte ha giudicato adeguatamente argomentata la sentenza con la quale la Corte di Appello di Roma nel 2014 aveva ritenuto provato il fatto che il funzionario avesse ricevuto cinque pratiche di visto senza rispettare la lista degli appuntamenti e senza verificare con la dovuta diligenza la documentazione allegata, e garantendo la personale conoscenza dei richiedenti il visto e il loro rientro in patria.

Il comportamento è stato valutato, anche dai supremi giudici, come “particolarmente grave e tale da legittimare la sanzione risolutiva” del rapporto di lavoro in quanto i compiti affidati a Khediri erano “particolarmente delicati” e richiedevano un “particolare impegno” in ragione della necessità “di ostacolare il fenomeno dell’immigrazione clandestina”.

La vicenda di Khediri e la decisione della Farnesina di licenziarlo, il dodici aprile del 2011, era arrivata anche all’attenzione del Parlamento e aveva sollevato una interrogazione del Pd alla quale l’allora sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi aveva replicato, il 19 settembre 2011, confermando le ragioni del licenziamento. Senza successo, Khediri ha fatto ricorso in Cassazione contro il Ministero degli Esteri.

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