“No al bando degli islamici”, Trump caccia la ministro di Giustizia

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Attorney General Sally Yates
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NEW YORK. – “Una traditrice”. La bufera sul bando all’ingresso degli islamici varato negli Usa si trasforma in dramma nella notte tra lunedì e martedì, quando l’ira di Donald Trump si scaglia contro Sally Yates, ministro della giustizia reggente schieratasi contro il provvedimento che sta creando indignazione in tutto il mondo.

L’ex procuratrice ha ordinato al suo Dipartimento di non difendere il controverso decreto in tribunale, scatenando per alcune ore un vero e proprio terremoto, e la prima vera e propria crisi interna per il neo presidente americano. Che a tempo di record licenzia in tronco la funzionaria ribelle, nominando al suo posto la procuratrice della Virginia, Dana Boente, in attesa della conferma da parte del Senato del nuovo ministro Jeff Sessions.

Si tratta di una vicenda che molti osservatori interpretano come l’ultimo ‘sgambetto’ tentato da Barack Obama, visto che la Yates era una superstite della sua amministrazione e – forse non a caso – ha deciso di agire poche ore dopo il fermo disappunto espresso dall’ex presidente sulla stretta del tycoon.

Stretta che il neo segretario alla sicurezza nazionale, John Kelly, è stato costretto a difendere davanti alla stampa, negando di essere stato scavalcato e non informato dalla Casa Bianca: “Non è un bando sui musulmani ma un provvedimento per la sicurezza nazionale. E sulle vite degli americani non si gioca”, ha affermato il numero uno della Homeland Security, respingendo le accuse di caos, e annunciando anche possibili controlli estesi ai social media.

Intanto arriva una piccola apertura da parte della Casa Bianca che dice sì all’ammissione di 872 rifugiati che erano già pronti ad arrivare negli Usa, facendo così eccezione alla sospensione temporanea del programma di accoglienza. “Il loro rifiuto causerebbe difficoltà ingiustificate”, è stata la motivazione. Inoltre, viene risolto il problema dei cittadini europei con doppia cittadinanza dei sette paesi a maggioranza islamica interessati dal bando: la misura non li riguarderà.

Ma ciò non è bastato ad evitare il monito del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres: “Ogni Paese ha il diritto, e anche l’obbligo, di gestire in modo responsabile i propri confini per evitare infiltrazioni da parte dei terroristi. Ma queste misure – afferma il capo delle Nazioni Unite – non possono basarsi sulla discriminazione per motivi di religione, etnia o nazionalità, perché questo va contro i principi fondamentali e i valori su cui si fondano le nostre società”.

Ore convulse dunque per l’amministrazione Trump, con lo scontro che ora si sposta sulle nomine: da quelle di governo ancora non confermate dal Senato a quella del nuovo giudice della Corte Suprema. I democratici, inscenando un vero e proprio boicottaggio, hanno innanzitutto bloccato il voto su Sessions ministro della giustizia, alla luce degli ultimi fatti giudicato incapace di potersi opporre al tycoon e di poter svolgere il suo ruolo in maniera indipendente.

Boicottaggio anche sulla conferma del nuovo segretario al Tesoro, Steve Mnuchin, e su quella del nuovo ministro della sanità, Tom Price, nell’ultimo giorno in cui è di fatto possibile iscriversi all’Obamacare, prima della sua probabile abrogazione.

Ma i dem si preparano anche a un’altra battaglia: quella sul nuovo giudice costituzionale. Salvo sorprese dell’ultimissima ora, sarà Neil Gorsuch, 49 anni, il più giovane della storia. Procuratore della Corte di Appello di Denver, conservatore, Gorsuch è noto per posizioni da alcuni giudicate ‘estremiste’ su temi come i diritti dei lavoratori e quelli delle donne, dall’aborto alla contraccezione.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)