La Russia accusa, gli Usa spiano il nostro ambasciatore

Il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov
Il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov

WASHINGTON, – Anche nella festività del ‘presidents’ day’, celebrata in molte città dai detrattori di Trump con manifestazioni sotto lo slogan ‘Not my president’s day’, tiene banco in Usa la Russia connection, al momento unica vera minaccia esistenziale per la Casa Bianca, sino al rischio di impeachment.

Questa volta è Mosca, pur tardivamente, ad accusare i servizi segreti americani di spiare il suo ambasciatore a Washington Serghiei Kisliak, come emerso dalle intercettazioni telefoniche che hanno costretto alle dimissioni il consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, proprio mentre sul suo tavolo era arrivato un controverso progetto di pace per l’Ucraina.

“I servizi segreti americani hanno detto ai giornalisti in maniera assolutamente ufficiale, sebbene anonima, che normalmente intercettavano le comunicazioni del nostro ambasciatore Kisliak, inclusi i suoi rapporti a Mosca su cosa fa a Washington nell’ambito del suo incarico”, ha attaccato il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov.

In realtà l’Fbi teneva d’occhio Flynn nell’ambito delle sue indagini sui presunti legami tra lo staff di Donald Trump e l’intelligence russa. E quando ha scoperto che, pur non essendo ancora in carica, si era spinto a discutere di sanzioni con Kisliak, nascondendolo al vice presidente Mike Pence, ne ha informato la Casa Bianca, ritenendolo ricattabile da parte di Mosca.

Flynn è stato costretto alle dimissioni solo due settimane dopo, lasciando aperti molti interrogativi. Perché Trump non lo ha allontanato subito? Trump sapeva che Flynn aveva parlato di sanzioni con Kisliak? O era stato proprio lui a chiederglielo? Il fatto che Flynn abbia ammesso di aver detto cose false a Pence “e ad altri” implica che il presidente conoscesse la verità o no?

Pence ne ha parlato per la prima volta a Bruxelles, dicendosi “rammaricato” di aver scoperto che quanto riferitogli da Flynn era “inaccurato” e ribadendo l’impegno Usa verso gli alleati Nato e gli accordi di Minsk sull’Ucraina. E mentre il suo staff lavora ad un bando rivisto e corretto per congelare l’arrivo di profughi e cittadini da sette Paesi islamici, Trump ha annunciato da Mar-a-Lago il sostituto di Flynn: il generale dell’esercito H.R. McMaster, 55 anni, con esperienze di combattimento nella Guerra del Golfo, nella guerra in Iraq e in Afghanistan. Il facente funzioni, gen. Keith Kellogg, diventa capo dello staff del Consiglio di Sicurezza Nazionale.

Ma la tensione resta alta dopo il siluramento di Craig Deare, che era stato nominato di recente al Consiglio per la Sicurezza nazionale (Nsc) come responsabile per gli Affari nell’Emisfero occidentale. Deare è stato licenziato per alcune critiche avanzate in un think tank di Washington, dove avrebbe accusato l’amministrazione Trump per le sue politiche sull’America Latina, in particolare sul Messico, e l’inner circle del presidente, compreso il chief strategist Steve Bannon e il genero Jared Kushner, per la mancata consultazione del Nsc.

“Non penso che nessuna persona incaricata di perseguire l’agenda del presidente dovrebbe essere contro tale agenda”, ha spiegato una portavoce della Casa Bianca. Ad aumentare la confusione un progetto di pace per l’Ucraina che era stato recapitato sul tavolo di Flynn da Michael Cohen, avvocato privato (sposato con una ucraina) e uomo di fiducia di Trump. Un piano che prevede la possibilità di revocare le sanzioni a Mosca in cambio del ritiro delle truppe russe dall’est ucraino e un referendum ucraino sull’affitto della Crimea per 50 o 100 anni alla Russia.

Il Cremlino ha snobbato la cosa. “Primo, non sappiamo nulla di questo piano. Secondo, sappiamo che gli accordi di Minsk non hanno alternative. Terzo, come potrebbe la Russia prendere in affitto una sua regione? Anche questo punto è assurdo”, ha spiegato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. Secondo il Nyt, il documento è stato elaborato, oltre che da Cohen, da Felice Sater, un businessman che ha aiutato Trump a fare affari in Russia e che in passato si è dichiarato colpevole di una truffa legata a titoli azionari che coinvolgeva la mafia, e da Andrei Artemenko, un deputato ucraino che è stato in carcere per due anni a Kiev per appropriazione indebita e che sostiene di aver ricevuto per questo progetto incoraggiamenti da collaboratori vicini a Putin.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)