La povertà sconfigge il “chavismo”

CARACAS – Una dietro l’altra, cancellate con un colpo di spugna dalla realtà. Le illusioni create dal “chavismo” e vendute con tante belle parole sono risultate non molto diverse dai fragili castelli di carta. Miraggi, chimere lontane dalla quotidianità che s’infrangono di fronte a numeri e statistiche dietro le quali si celano famiglie, persone, essere umani in carne e ossa.
La lotta contro la povertà e la conquista dell’uguaglianza sono state le principali scommesse del “chavismo”. La prima è stata persa; la seconda, ironicamente vinta. Infatti, secondo la “Encuesta de Condición de Vida (Encovi 2016)”, realizzata da tre delle più prestigiose università del Paese – leggasi, “Universidad Central de Venezuela”, “Universidad Católica Andrés Bello” e “Universidad Simón Bolívar” -, la povertà nel Paese colpisce l’82 per cento delle famiglie venezuelane. Siamo più poveri, quindi, ma lo siamo tutti. Ecco beffardamente in cosa è consistita, dopo vent’anni, la conquista dell’uguaglianza.
Stando allo psicologo Angel Oropeza, docente dell’Università Católica Andrés Bello e uno dei ricercatori che ha partecipato alla elaborazione dei dati di Encovi 2016, “è la prima volta che l’82 per cento delle famiglie venezuelane vive in povertà”.

Bambini, adulti, che cercano tra i bidoni della spazzatura e si contendono un tozzo di pane con il quale appagare la fame o che rovistano nelle borse di plastico con resti di cibo, dimenticate volutamente aperte di fronte alle porte di servizio dei ristoranti, sono la soluzione a cui devono ricorrere famiglie intere per placare la fame. Non sono immagini di qualche paese particolarmente povero dell’Africa, non riflettono la realtà che appena due decadi fa caratterizzava alcune regioni della vicina Colombia. Non sono fotografie della povera Haiti. Purtroppo, è il Venezuela dei nostri giorni.
E’ quella che emerge dal sondaggio realizzato dall’Ucv, dall’Ucab e dall’Usb: il deterioramento della qualità di vita del venezuelano è stato “brutale” e accelerato a tal punto che il tasso di povertà è passato dal 48 per cento nel 2014 all’82 per cento a fine del 2016. In altre parole, le famiglie che hanno difficoltà per fare almeno tre pasti al giorno si sono quasi duplicate in poco più di due anni. Purtroppo, non è tutto. Il 52 per cento delle famiglie venezuelane ha ormai superato la soglia della povertà assoluta. Cioè, riesce a fare appena due pasti al giorno, a volte solo uno. Il 75 per cento dei venezuelani che ha risposto al sondaggio, poi, ha confessato di aver perso tra gli 8 e 9 chili.
Non deve sorprendere, quindi, l’incremento dei casi di morte per denutrizione nella popolazione infantile, che si sono registrati nelle ultime settimane. E neanche la recrudescenza delle malattie endemiche che i governi precedenti al “chavismo” erano riusciti a debellare. Ad esempio, la malaria, la tubercolosi e la difterite, solo per nominare alcune di quelle che hanno occupato nelle ultime settimane i titoli dei quotidiani.
Mentre il Paese si dibatte in una crisi economica e sociale senza precedenti, l’Opposizione cerca di sopravvivere al proprio calvario. La ristrutturazione dell’alleanza, senza dubbio, ha cercato di armonizzare le differenti anime che vi convivono; anime diverse sia per orientamento ideologico sia per consistenza numerica. In altre parole, che spaziano dalla destra alla sinistra e che possono avere un numero di militanti assai importante come “Acción Democrática” e “Primero Justicia” o insignificante come “Vente Venezuela” o “Visión Emergente”.
Con la ristrutturazione, il “Tavolo dell’Unità Democrática” ha voluto dare un tetto a tutti i movimenti che si oppongono al governo del presidente Maduro ma anche, attraverso il sistema ponderato di voto, rispettare il peso specifico di ogni partito. E’ una maniera abbastanza razionale di superare alcune differenze interne. Ma molte restano. E rappresentano la debolezza di una coalizione che non è né di centro né di destra né di sinistra e i cui membri, per il momento, sono uniti solo da un proposito: sconfiggere il “chavismo”, sostituire il capo dello Stato e restituire ai venezuelani quelle libertà democratiche soffocate, ma non ancora completamente proibite, dall’attuale governo.
Il Tavolo dell’Unità, oggi, non solo manca di un leader di riferimento ma, soprattutto, di un vero “programma di governo” che gli permetta di sopravvivere di là da obiettivi congiunturali come lo può essere una elezione. Il primo scoglio che l’Opposizione dovrà superare sarà rappresentato dalle candidature per le prossime regionali la cui data non è stata ancora resa nota e che, stando ad alcuni analisti e politologi, non lo sarà almeno fino a quando il Governo non avrà la certezza del trionfo. Sarà difficile per il “Tavolo dell’Unità” controllare e armonizzare le singole anime, le aspirazioni dei vari partiti e movimenti, e le leadership regionali. Sarà questo un esame importante in vista dell’appuntamento del 2018, anno in cui il Paese dovrà decidere nuovamente il proprio futuro con le elezioni presidenziali. E ai venezuelani non si potrà più promettere solo un cambio di governo ma si dovrà offrire loro un “progetto paese” credibile e realizzabile.
Mauro Bafile