Liti con il fisco per 32 miliardi. Il governo apre alla rottamazione

Consiglio giustizia tributaria, legislatore poco attento, delusi

ROMA. – Miliardi sottratti al fisco e migliaia di cause, che sommergono le commissioni tributarie e rischiano di intasare, fino a bloccare, la sezione civile della Cassazione. Si attestano sopra i 30 miliardi anche nel 2016 i nuovi ricorsi davanti alla giustizia tributaria, alle prese in totale con 450mila cause pendenti.

Ma a crescere è anche il contenzioso arretrato davanti alla suprema corte, tanto che il governo sta valutando se intervenire con una nuova ‘rottamazione delle liti’, sulla scia di quella delle cartelle esattoriali. Una suggestione che subito ha fatto pensare alla manovra sui conti pubblici che il governo sta preparando ma che, ha precisato subito il viceministro dell’Economia Luigi Casero, non è per ora nel novero di quelle misure ma risponde piuttosto all’appello della magistratura tributaria e della Cassazione.

A lanciare l’allarme e a chiedere interventi “di emergenza” è stato infatti il primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio, che denuncia il “macigno” dell’arretrato, con 50mila cause pendenti, “a volte anche di scarsissimo valore”, che rischia di “schiacciare il ruolo della Corte” che nella sezione civile è quello “di garanzia dei diritti fondamentali”.

Peraltro nessun Paese europeo ha una ‘Cassazione tributaria’, ha osservato ancora Canzio, lanciando una stoccata in direzione di Agenzia delle Entrate e avvocatura dello Stato che a volte perseguono ricorsi “inutili” o sui quali c’è già “giurisprudenza consolidata”.

Ma in Cassazione le Entrate vincono 9 volte su 10, ribatte a stretto giro il direttore Rossella Orlandi, sottolineando che c’è già “un filtro potentissimo” e che laddove “la giurisprudenza è altalenante però non possiamo abbandonare” le cause ”perché non si tratta di soldi nostri ma dello Stato”.

E gli italiani nel 2016 chiedono di vedere riconosciuto il diritto a non pagare ben 32 miliardi di euro (in calo rispetto ai 34 del 2015), e arrivano davanti al giudice spessissimo per piccoli importi. Se sono poco più di 4mila in tutto (su 232.992) le contestazioni per più di 1 milione di euro (che valgono però 23 miliardi), la maggior parte (72%) del contenzioso aperto nel 2016 davanti alle sezioni provinciali (il primo grado di giudizio tributario) è rappresentato invece da liti entro i 20mila euro, 70mila delle quali sotto i 2.582 euro, che valgono ‘appena’ 416 milioni.

Liti che spesso arrivano al secondo grado (le commissioni regionali) e poi in Cassazione, nonostante i 20mila euro siano la soglia entro la quale si potrebbe optare per la mediazione stragiudiziale, senza arrivare in tribunale. Soglia che peraltro, ha annunciato Casero, potrebbe essere portata a 50mila euro insieme a una serie di altre misure ‘deflattive’ del contenzioso, e dell’arretrato, come appunto la rottamazione delle liti.

Al momento, ha precisato appunto Casero, si tratta solo di una ipotesi che nulla ha a che vedere con la manovrina, e che andrà semmai inserita in una “riforma organica” della giustizia tributaria. Difficile, anche se non è del tutto escluso però che il governo, alla ricerca dei 3,4 miliardi per rispondere alla richiesta di correzione dei conti avanzata da Bruxelles, possa alla fine orientarsi anche in questa direzione.

Una sorta di sanatoria, come già ce ne sono state in passato, andrebbe però ben calibrata nel perimetro (l’ultima del 2012 per le liti sotto i 20mila euro aveva portato in cassa 170 milioni) e difficilmente sarebbe approvata a Bruxelles, visto che si tratterebbe in ogni caso di una misura ‘una tantum’ mentre per abbattere il deficit strutturale servono altrettante misure strutturali.