Ocse: l’Italia cresce, ma ai livelli più bassi fra le principali economie avanzate

ROMA. – Fra Brexit, incertezze sul commercio globale e la minaccia di una bolla finanziaria l’Italia tira dritto con una crescita dell’1% da qui al 2018. Ma resta inchiodata ai livelli più bassi fra le principali economie avanzate: parola dell’Ocse, mentre l’Istat vede qualche bagliore di miglioramento.

Con prezzi alla produzione a gennaio in aumento del 2,5%, il massimo in quattro anni, che fanno ben sperare per la ripresa dell’inflazione, e un mercato del lavoro atteso in miglioramento, l’istituto statistico scrive che “per i prossimi mesi il livello dell’indicatore anticipatore continua a segnalare prospettive di moderato miglioramento dell’attività economica”.

Lascito di un quarto trimestre 2016 andato meglio grazie al manifatturiero e agli investimenti, a fronte di un minore ottimismo su servizi e consumi. Se si tratti di germogli in grado di dare più slancio alla crescita lo diranno i prossimi mesi, caratterizzati da tali incertezze che l’Ocse torna a chiedere più deficit all’Eurozona (di fatto alla Germania): nell’Eurozona “c’è spazio di manovra per iniziative di bilancio più ambiziose ed efficaci”, proprio quelle che nelle attese dovrebbero aiutare Usa e Cina.

In assenza di svolte, che certo non si vedranno prima del voto tedesco a settembre, l’Ocse è prudente sull’Italia nel suo Interim Outlook, il rapporto che aggiorna due volte l’anno il più ampio rapporto Economic Outlook. “La crescita dovrebbe rimanere solida in Germania, ma continuerà a passo più lento in Francia e Italia”.

La previsione dell’organizzazione parigina è per una crescita stabile all’1% nell’arco 2016-2018, il livello più basso quest’anno fra le principali economie avanzate, a fronte di una media dell’Eurozona all’1,6% fra 2017 e 2018 e di una Germania a +1,8% +1,7% rispettivamente, nonostante la gelata arrivata oggi sugli ordini industriali a gennaio, -7,4% che rappresenta il peggior dato dal 2009.

In assenza di un colpo di reni italiano sul fronte delle riforme, molto dipenderà dagli scenari globali ed europei, che nell’opinione dell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico appaiono assai incerti. Secondo l’Ocse c’è una “modesta ripresa globale” che però rimane troppo lenta: dal 3% del 2016 si passa al 3,6% del 2018.

Ma ci sono alcuni rischi “in grado di deragliare la ripresa”: fra questi “la sconnessione fra i mercati finanziari e l’economia reale”, ossia la possibilità di una bolla esacerbata da politiche monetarie iper-espansive apparentemente giunte al capolinea o perlomeno col fiato corto; le incertezze sulle politiche economiche e commerciali, ossia il protezionismo di Trump; e, naturalmente, la mina potenziale rappresentata dalle elezioni in Olanda, Francia, Italia nei prossimi mesi da cui potrebbe arrivare, usando le parole del Fondo monetario internazionale, un “cigno nero”.

Se nelle promesse di spesa e tagli fiscali di Trump l’Ocse vede uno stimolo in grado di far accelerare gli Usa dal +1,6% dell’anno passato al 2,8% del 2018, le tensioni e incertezze su Brexit sembrano fare lo sgambetto alla crescita della Gran Bretagna, dall’1,8% del 2016 all’1,6% del 2017 fino all’1% dell’anno prossimo.

(di Domenico Conti/ANSA)