Italia avanti sulla parità dei salari, boom imprenditrici

ROMA. – Poche differenze di trattamento salariale, una maggiore conquista di ruoli dirigenziali con l’avanzare delle generazioni, tantissimo lavoro autonomo. La fotografia che emerge dalla messe di dati su donne e lavoro in questo 8 marzo 2017 tratteggia il quadro di un universo femminile nel nostro Paese in cammino verso la parità di genere sul lavoro, con tanta fatica, ma con qualche progresso sostanziale.

Da un lato, il baratro del tasso di occupazione con quei più di 18 punti percentuali che separano ancora nettamente donne (tasso occupazione dicembre 2016 al 48,1%) e uomini (66,6%), dall’altro il cammino virtuoso che l’Italia ha fatto sulla parità salariale che ci colloca al quarto posto in Ocse per uguaglianza con un gap del 5,6%.

Molti i segnali di un forte movimento: dal +6% in un anno delle dirigenti femminili under 40 nel settore privato, al boom dell’imprenditoria femminile con oltre 10 mila aziende guidate da donne in più nel 2016. In tutto sono 1,32 milioni. E se il lavoro a volte è autonomo non per scelta ma per mancanza di alternative, la crescita delle lavoratrici autonome in Italia ci colloca al primo posto in Ue.

A testimoniare che, se come ha ricordato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli uomini “si devono mettere in discussione” e “rinunciare alle loro riserve mentali”, le donne italiane lo stanno già facendo da un bel po’ di tempo. Ecco allora, in dettaglio, quale è la situazione.

SALARI – L’Italia è al quarto posto tra i paesi Ocse con un gap medio del 5,6%, decisamente inferiore a quello di Francia e Germania, dove la differenza di stipendio è rispettivamente del 13,7% e del 17,1% e alla media dei paesi Ocse che è del 14,7%. A guidare la classifica il Belgio, dove la disparità è al 3,3%, seguito da Lussemburgo (4,1%) e Slovenia (5%). La maggiore differenza si registra in Corea (36,7%) preceduta da Estonia (28,3%) e Giappone (25,9%). Negli Usa il gender gap è del 18,9%, nel Regno Unito è del 16,9%. I dati sono calcolati sulla media dei salari lordi nel 2015 (o dell’ultimo anno disponibile).

DIRIGENZA – Le donne dirigenti nel settore privato sono il 16% del totale con una crescita del 20% negli ultimi 5 anni, mentre gli uomini sono calati del 6%. Secondo i dati di ManagerItalia (2015), su 112.795 dirigenti privati le donne sono 18.058, gli uomini 94.737. Forte l’aumento delle donne con l’abbassarsi dell’età: tra i dirigenti under 40 il 13% sono donne il 6% uomini. Netto aumento anche per i quadri: le donne, aumentate del 15% negli ultimi 5 anni, sono oggi il 29% del totale. Tra i settori la dirigenza femminile è maggiore nei servizi, attività professionali scientifiche e tecniche e i servizi alle imprese Uno scenario che ritroviamo specularmente con percentuali un po’ più alte tra i quadri.

IMPRESE & LAVORO AUTONOMO – Quasi 10mila imprese femminili in più nel 2016, con una crescita, rispetto al 2015, dello 0,72% per complessive 1 milione e 321.862 aziende: il 21,8% del totale delle imprese esistenti nel nostro Paese, secondo i dati Unioncamere. L’Italia inoltre secondo i dati Eurostat elaborati da Cna è prima in Ue per il più alto numero di lavoratrici indipendenti, insieme al Regno Unito. Nel terzo trimestre 2016, nella popolazione di età lavorativa compresa tra i 15 e i 64 anni del nostro Paese, le lavoratrici indipendenti sono 1,4 milioni precedendo Regno Unito, Germania, Spagna, Francia e la Polonia. In Italia, il 30,9% dell’occupazione indipendente è di sesso femminile.

QUOTE ROSA E CDA – Grazie alla legge del 2011 la rappresentanza femminile nei cda e’ cresciuta in modo consistente: a fine 2016 le donne ricoprivano il 31,6% dei posti da consigliere (7,4% nel 2011). Le donne pero’ ricoprono ancora perlopiù cariche non esecutive: il loro ruolo come amministratore delegato resta marginale (dal 2,5% al 3,2%). Cresce il numero delle ‘interlocker’, cioe’ delle consigliere che siedono in piu’ cda: il 18% tre anni fa, il 30% l’anno scorso. Piuù degli uomini (il 18%).

(di Monica Paternesi/ANSA)