L’inflazione rialza la testa, ripartono i consumi

Persone, fotografate di spalle, con in mano borse degli acquisti.
In Italia e Spagna redditi e consumi al palo.

ROMA. – I consumi a gennaio crescono come non facevano da cinque anni e i prezzi accelerano, con un tasso d’inflazione che sale all’1,6% a febbraio, il livello più alto dal 2013. Alla luce degli ultimi dati Istat, la deflazione si allontana.

L’istituto di statistica ha rivisto al rialzo le stime preliminari sulla crescita dei prezzi nel secondo mese dell’anno e ha accorciato le distanze dal resto dell’Eurozona, dove le stime flash Eurostat hanno registrato un tasso di inflazione del 2%, in linea con gli obiettivi della Banca centrale europea.

Come a gennaio, il ritorno dell’inflazione è dovuto soprattutto all’impennata dei prezzi di frutta e verdura a causa del maltempo, con i vegetali freschi che segnano un record storico (+37,2%). Contribuiscono poi i rincari dei carburanti e degli altri beni energetici e quelli dei trasporti, a partire dai biglietti aerei.

Ne deriva una stangata per i cittadini, come denunciano le associazioni dei consumatori: secondo Federconsumatori e Adusbef il costo della vita di una famiglia media è aumentato in un anno di 474 euro. Il Codacons aggiunge che la sola spesa alimentare, una delle più difficile da ridurre, è salita di 201 euro, mentre l’Unione nazionale consumatori osserva che per una famiglia di quattro persone la batosta raggiunge 608 euro.

Del resto i prezzi del cosiddetto ‘carrello della spesa’ sono cresciuti del 3,1% da febbraio 2016, il balzo maggiore da otto anni a questa parte.

Se pesa sulle tasche degli italiani, il ritorno dell’inflazione ha anche un aspetto positivo perché aiuta la sostenibilità del debito pubblico, che viene calcolata in rapporto al Pil nominale, al lordo della dinamica dei prezzi. Per questo motivo l’uscita dalla deflazione è una buona notizia per la gestione del debito italiano che, a gennaio è tornato a crescere di 32,7 miliardi, raggiungendo quota 2.250,4.

Mentre l’inflazione riparte, le vendite al dettaglio si prendono una rivincita, a gennaio, rispetto ai magri risultati di dicembre, con un aumento del 1,4% in valore e dell’1,1% in volume su base mensile. Il confronto con gennaio 2016, però, rimane negativo con un calo dello 0,1% in valore e dell’1% in volume, e dai progressi sono esclusi i piccoli negozi, ancora in crisi.

Il centro studi di Confcommercio parla di un “segnale positivo da confermare”, mentre Confesercenti afferma che crescono “solo grande distribuzione e outlet” e che lo slancio di gennaio è dovuto allo spostamento degli acquisti eccezionali legati alla tredicesima dal Natale alla stagione dei saldi. In questo contesto, secondo il presidente di Federdistribuzione, Giovanni Cobolli Gigli, “l’impennata dell’inflazione rischia di produrre un effetto psicologico sugli acquisti, frenandoli ulteriormente”.

(di Chiara Munafò/ANSA)