Governo a rischio. Nuovo strappo Pd-Mdp

Un fermo immagine tratto da un video di Alanews mostra alcuni senatori che si congratulano con Augusto Minzolini nell'aula del Senato dopo il voto contro la sua decadenza. Roma, 16 marzo 2017. ANSA/ ALANEWS
Un fermo immagine tratto da un video di Alanews mostra alcuni senatori che si congratulano con Augusto Minzolini nell’aula del Senato dopo il voto contro la sua decadenza. Roma, 16 marzo 2017. ANSA/ ALANEWS

ROMA. – A parole appartengono alla stessa maggioranza, nei fatti i rapporti sono pari allo zero e la condotta d’aula agli antipodi. A meno di un mese dalla scissione, i rapporti tra il Pd e Mdp sono ai ferri corti e soprattutto al Senato, dove i numeri sono ristrettissimi, c’è chi teme che, tra tatticismi e distinguo, l’incidente per il governo sia dietro l’angolo.

Dopo la sfiducia a Lotti, anche oggi sulla decadenza di Augusto Minzolini dem e bersaniani hanno preso strade diverse con conseguenti accuse reciproche. E per cercare di stabilire una convivenza meno accidentata, Mdp ha chiesto un incontro al premier Paolo Gentiloni che potrebbe avvenire la prossima settimana.

Il Pd respinge l’accusa di voto di scambio che ha salvato il giornalista azzurro dalla decadenza dopo che Fi non aveva partecipato al voto di sfiducia contro Lotti. “Ma che nuovo Nazareno, il gruppo dem al Senato era diviso e così, come sempre successo in questi anni, si è lasciata libertà di coscienza”, si sfogano ai vertici del partito, evitando di alimentare con contro-repliche le accuse grilline e gli attacchi degli ex compagni dem.

E a riprova del fatto che non c’è stato alcuno scambio nelle segrete stanze il Pd invita a scorrere l’elenco dei 19 che hanno votato contro la decadenza: Tronti, Ichino, Manconi, “non certo – osservano dal Pd – i testimonial dei fedelissimi del giglio magico”.

Se un feeling c’è con Fi, le ragioni sono politiche: Silvio Berlusconi assicurò proprio a Gentiloni, in occasione dello scambio di auguri natalizi al Quirinale, il sostegno azzurro sui grandi temi economici, un appoggio anche legato alla volontà del Cavaliere di allontanare le urne il più a lungo possibile.

La durata del governo è nelle intenzioni anche degli ex Pd, che contano sul fattore tempo per strutturare un partito e intercettare pezzi in uscita dai dem in vista delle elezioni politiche. “Nei fatti però loro che si definiscono antirenziani stanno facendo il gioco di chi non vuole la stabilità”, è l’accusa di alcuni dem puntando l’indice sulle scelte d’aula.

“La novità è che oggi per la prima volta dai dempro, nella persone di D’Attorre, si è parlato in aula contro la Lega e non contro il Pd”, ironizza Ettore Rosato. E anche la decisione radicale del Pd di cancellare i voucher per annullare il referendum suscita qualche perplessità.

“Pare che adesso il governo – annota Pier Luigi Bersani – salti il fosso completamente e cancelli totalmente i voucher, andando forse oltre quello che è il ragionevole. Evidentemente c’è paura del referendum”.

Toccherà a Paolo Gentiloni, che la scorsa settimana ha avuto dei contatti con Roberto Speranza, cercare, se non di ricomporre, almeno di stabilire regole di convivenza dentro la maggioranza. Ma l’incontro, al momento, non risulta ancora fissato.

(di Cristina Ferrulli/ANSA)

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