Grillo sconfessa le comunarie di Genova, stop alla candidata

Pubblicato il 17 marzo 2017 da ansa

ROMA. – Doveva essere il nuovo tassello dell’avanzata del M5s alla guida del Paese, si è trasformata in una nuova debacle per Beppe Grillo e per tutto il sistema di cooptazione della classe dirigente del Movimento sui territori. La decisione del garante del Movimento di negare l’utilizzo del simbolo pentastellato alla vincitrice delle ‘comunarie’ di Genova, apre una nuova ferita nel Movimento, imbarazza la base e i parlamentari M5s rimasti silenti di fronte alla decisione di Grillo.

Oggi, di prima mattina, il leader del Movimento ha infatti rotto gli indugi e comunicato la sofferta decisione presa per Genova dove, a sorpresa, grazie al voto degli iscritti, era emersa la nuova candidata sindaco: Marika Cassimatis. “In qualità di garante M5s, al fine di tutelarne l’immagine e preservarne valori e principi, ho deciso, nel pieno rispetto del nostro metodo, di non concedere l’utilizzo del simbolo” alla sua lista dentro la quale, spiega, ci sarebbero “molti” esponenti che “hanno ripetutamente e continuativamente danneggiato l’immagine del M5s”.

Il M5s non può permettersi “di candidare persone su cui non siamo sicuri al 100%” nè alle “comunali, né alle politiche. Le nostre selezioni rispetteranno il voto online, ma saranno rigorose. Non c’è più spazio per chi cerca solo poltrone” spiega Grillo che indice subito una nuova tornata elettorale. La scelta, però, è sostanzialmente già scritta: gli iscritti vengono infatti chiamati a decidere se autorizzare la candidatura del secondo arrivato, il professore d’orchestra Luca Pirondini superato per sole 24 preferenze (362 contro 338) dalla Cassimatis, o se non presentare alcuna lista alle elezioni.

Passa la scelta su Pirondini che era già dato come il favorito essendo sostenuto dalla luogotenente di Grillo il Liguria, Alice Salvatore e che in questi giorni ha fatto fuoco e fiamme, chiedendo il riconteggio dei voti. E dopo aver definito la vincitrice “un’alleata dei voltagabbana”, quelli cioè che hanno lasciato il Movimento, che guardano all’esperienza di Federico Pizzarotti e che si incontreranno tutti questa domenica a Roma.

Il sindaco di Parma infatti non perde tempo e apre le porte a Cassimatis: “vieni con noi”. Grillo cerca invece di rassicurare la base: “Se qualcuno non capirà questa scelta, vi chiedo di fidarvi di me”. Ma sono in molti a non capire. La stessa candidata respinta ha provato fino alla fine a resistere: “siamo choccati. Aspetto che Grillo mi spieghi. Genova si è espressa in modo democratico” e, ricorda, “la presentazione della mia candidatura è avvenuta più di un mese fa. Se c’erano obiezioni potevano dirlo prima”.

La decisione di Grillo, tuttavia, oltre a provocare nuove delusioni (a Genova lascia oggi un altro attivista storico, Cristiano Panzera) lascia interdetta la base che sul blog si divide tra sostenitori della decisione del garante e critici. Mentre imperversa anche il caso Monza, dove la candidata a sindaco, Doride Falduto, che aveva vinto le comunarie con 20 voti in tutto, ha ritirato la sua candidatura per “questioni personali”.

In queste ore il Movimento deve decidere cosa fare ma sono in molti a paragonare il suo caso a quello della candidata a Milano Patrizia Bedori, convinta più o meno apertamente dai vertici M5s a lasciare. Una situazione di impasse che non sfugge al Pd che, attaccato duramente dal M5s per i casi Lotti e Minzolini, ne approfitta per colpire gli avversari.

I dem coniano l’hashtag #TirannoA5Stelle e ironizzano: “Il padrone, a sua insaputa, del blog impone di imperio il suo candidato”. Come evoca lo stesso Grillo cercando di rassicurare la base, l’andazzo delle primarie pone tuttavia una seria ipoteca anche sull’indicazione della squadra di governo nazionale che i 5 Stelle continuano a sostenere verrà scelta dalla base.

In molti infatti non si stupirebbero di vedere proposta una squadra per molti versi già decisa, composta dai nomi che ormai si sono già conquistati la vetrina, a partire da quelli che hanno già ruoli di rilievo come Di Maio, Di Battista, Toninelli, Bonafede, Fraccaro e Fico.

(di Francesca Chiri/ANSA)

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