Locri risponde alle scritte, 25mila in piazza con Libera

LOCRI (REGGIO CALABRIA). – Locri ha risposto alla sfida lanciata dalla ‘ndrangheta contro don Ciotti, Libera e la legalità. E lo ha fatto riversandosi in piazza per la XXII Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime innocenti delle mafie, organizzata dalla stessa Libera. Molte le presenze da tutta la Calabria e anche da altre regioni. Ma molte sono state quelle di Locri, a cominciare dai ragazzi.

In 25 mila hanno sfilato per le strade della cittadina ionica, mentre negli altri 4.000 luoghi in tutta Italia dove si è celebrata la giornata, i partecipanti hanno toccato quota 500 mila, secondo gli organizzatori. Un corteo colorato, animato da migliaia di giovani con le magliette di Libera, aperto dai familiari delle vittime con lo striscione e lo slogan scelto per quest’anno: “Luoghi di speranza, testimoni di bellezza”.

A seguire, una grande bandiera della pace retta da un gruppetto di migranti minorenni approdati nei mesi scorsi in Calabria dopo un viaggio a bordo della carrette del mare ed ora in cerca di integrazione e del riconoscimento dello status di rifugiato politico. Quindi i gonfaloni di Regione ed enti locali di tutta la Calabria, con rappresentanti istituzionali dei massimi livelli – tra i quali il comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette – e politici di vari schieramenti.

Ma soprattutto tanti, tanti giovani. Ed è a loro che guarda il presidente del Senato Pietro Grasso, presente come ogni anno alla manifestazione. Questo, dice, è un momento “certamente di celebrazione per ricordare tutti insieme e per stare vicini alle famiglie, ma soprattutto deve essere un momento di attenzione nei confronti dei problemi dell’Italia, quale il lavoro dei giovani ed il loro inserimento sociale”.

Ma oggi è anche, e soprattutto, la giornata della risposta all’attacco anonimo e vile al leader di Libera con le scritte “don Ciotti sbirro” che, nell’intenzione di chi le ha fatte, dovevano essere offensive. Ma don Ciotti ribalta il messaggio contro coloro che hanno agito nell’oscurità. “Oggi a Locri siamo tutti sbirri”, dice.

E poi aggiunge: “quelli che chiamano ‘sbirri’ sono persone al servizio dello Stato, cioè di tutti noi. Se leggo oggi ‘don Ciotti sbirro’, la prendo non come un’offesa ma come un complimento”.

Quelle scritte, è la convinzione del presidente Grasso, hanno sortito l’effetto opposto a quello sperato da chi le ha realizzate perché, sottolinea, hanno indotto “una piena solidarietà da parte di tutta Italia a Libera, a don Ciotti e a questo movimento che è un movimento per la legalità e per l’affermazione della cultura della legalità, che non è solo rispetto delle leggi ma la possibilità di andare avanti con principi di solidarietà, e per dare un futuro migliore sopratutto ai nostri giovani”.

E che questo sia il pensiero dominante dei partecipanti alla manifestazione: lo dimostra l’applauso scrosciante riservato alla vedova del brigadiere Antonino Marino, ucciso a Bovalino il 9 luglio del 1990, che si presenta in testa al corteo con una camicia bianca con appuntata la fiamma dei carabinieri e la scritta “Orgogliosa di avere sposato uno sbirro”.

E per far sì che il messaggio sia completo, don Ciotti, concludendo la manifestazione, si scaglia contro l’omertà che “uccide la verità e la speranza”. La “prima mafia – spiega – si annida nell’indifferenza, nella superficialità, nel quieto vivere, nel girarsi dall’altra parte”.

Contro l’omertà e l’indifferenza, è il monito di don Ciotti, non serve l’eroismo ma “coraggio e umiltà che richiedono generosità e responsabilità”. Ma don Ciotti invita anche a realizzare progetti e proposte concrete e credibili, per i giovani, il lavoro, l’istruzione, senza i quali, è il suo monito, “rischiamo di rassegnarci alle mafie come un male inevitabile”.

(dell’inviato Alessandro Sgherri/ANSA)