Iglesia católica exige cese de la represión en marchas de la Oposición

Pubblicato il 12 aprile 2017 da redazione

CARACAS- El rector de la Universidad Católica Andrés Bello (Ucab), José Virtuoso, junto al cardenal Jorge Urosa Savino, arzobispo de Caracas y el vicecanciller de la casa de estudios, Rafael Garrido, pidió al gobierno detener la represión de los cuerpos de seguridad del Estado en contra de las manifestaciones pacíficas.

La iglesia católica se pronunció este miércoles en rueda de prensa, desde la sede de la Ucab en Chacao, luego de una semana de protestas lideradas por la Oposición. El rector leyó un comunicado en el cual expresó su repudio a los “actos represivos” y la actuación de “bandas ilegales” durante las marchas.

Criticó el uso de sustancias tóxicas y armas de fuego durante las manifestaciones, lo que, según dijo, está prohibido en el artículo 68 de la Constitución Nacional. Defendió el derecho de los ciudadanos a manifestar siempre y cuando sea de manera pacífica. En este sentido, pidió el cese de las “detenciones arbitrarias” y que se cumpla el debido proceso judicial.

-El Estado tiene un límite que no puede transgredir. No se pueden sacrificar los derechos humanos con el pretexto de respaldar el orden público. El gobierno ha desplegado una represión indiscriminada y sistemática contra la población civil, haciendo uso irresponsable e ilegal de la fuerza −, aseveró.

Asimismo, el cardenal Urosa rechazó la violencia “venga de donde venga”, y añadió que la iglesia católica desprecia categóricamente la represión desmedida. Por lo que exigió se detenga “la actuación violenta” de colectivos y sean puestos a la orden de la justicia.

-En otras ocasiones he destacado la ilegalidad de esos grupos civiles armados que actúan con mucha impunidad –sostuvo el cardenal-, siempre en apoyo del gobierno nacional, son ilegales e incurren en delitos y el gobierno no puede estar amparándolas y sin duda alguna no tienen ninguna autoridad porque el uso de la fuerza en Venezuela, sobre todo la armada está reservado al Estado, rechazamos la actuación de esos grupos que muchos le llaman colectivos.

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