Bankitalia: +0,2% il Pil del trimestre, salari ancora moderati

Una fabbrica attrezzata con robot
Istat avverte che l'economia italiana rallenta più del previsto.
Pil

ROMA. – L’Italia procede a crescita moderata, con un +0,2% atteso anche per il primo trimestre di quest’anno che, sia pure con “rischi al ribasso”, non sembra scombussolare le stime del governo per una velocità di crociera intorno all’1% su base annua anche per il 2017. La previsione è di Bankitalia, che nel suo bollettino economico, senza avanzare osservazioni sul Documento economico e finanziario (Def) appena varato, punta soprattutto ad appoggiare la strategia del presidente di Bce Mario Draghi e pone piuttosto l’accento sulla bassa inflazione che giustifica pienamente una Bce ancora interventista.

La fotografia trimestrale di Via Nazionale tratteggia un’economia con investimenti “favorevoli” e un export che ha iniziato a trarre beneficio dalla congiuntura globale, e con il terziario che traina mentre la manifattura arretra con una battuta d’arresto della produzione industriale (-0,5% atteso nel primo trimestre).

Ma è proprio sul contesto globale che vi sono – visti da Via Nazionale – “vari elementi di incertezza”: la Fed che si appresta a rialzare ancora i tassi, innanzitutto, e la possibilità di una svolta protezionistica innescata da Trump.

Non trapela, dalle stanze ovattate di Via Nazionale, preoccupazione per lo spread tornato ai massimi di quattro anni, sopra 210 punti base; per gli appuntamenti elettorali in arrivo in Europa (e Italia); per il deflusso di investimenti di portafoglio esteri dall’Italia (-75,2 miliardi, con uscite concentrate sulle obbligazioni bancarie e i titoli di Stato); per il ‘Target2’, il sistema dei pagamenti fra le banche centrali dell’Eurozona che segnala per l’Italia un debito record di 420 miliardi (dai 357 di fine dicembre); infine per la posizione patrimoniale netta sull’estero, che registra per l’Italia un rosso pari al 14,9% del Pil.

Idem per le banche, pur con gli scottanti dossier Mps e Venete tuttora al vaglio delle autorità europee: il tasso di deterioramento del credito rallenta di tre decimali al 2,3% a fine 2016, con coperture che salgono al 51,7% dal 47,3% di un anno prima.

I prestiti alle imprese segnano +0,4% sui tre mesi a febbraio e ristagnano su base annua ma con un andamento assai eterogeneo: le società di servizi incassano un +2,4% annuo, il manifatturiero un -0,7% e l’edilizia un pesante -5,5%. Se le società con almeno 20 addetti ricevono più prestiti (+0,4%) le piccole imprese fanno i conti con un pesante -2,8%.

C’è da fare i conti – avvertono gli economisti di Bankitalia – con un’inflazione ancora bassa: è al 40% la probabilità che non superi quest’anno l’1% per l’Eurozona. E in Italia, con i prezzi saliti in media dell’1,3% fra gennaio e marzo, il tasso ‘core’ (depurato da energia e alimentari) è a un modesto 0,5%, che riflette “margini ancora ampi di forza lavoro e capacità produttiva inutilizzati, oltre che una perdurante moderazione salariale”.

Non è l’invito a rinnovi contrattuali un po’ più coraggiosi come quello fatto da Francoforte, ma ci si avvicina. Ma, soprattutto, è il ‘controcanto’ alla Bundesbank che chiede di ragionare sull’addio al quantitative easing: “un grado sostanziale di espansione monetaria – scrive Bankitalia – resta necessario per il consolidamento delle spinte al rialzo dell’inflazione nel medo termine”.

(di Domenico Conti/ANSA)