Migrazioni ieri e oggi nelle pagine di Goffredo Palmerini

Pubblicato il 19 aprile 2017 da redazione

di Luisa Prayer

Ero presente, all’Università di Teramo, insieme a un folto pubblico, il giorno in cui Elio Di Rupo è stato insignito della laurea honoris causa. Ero presente alla sua bellissima lectio, che è rimasta nella mia memoria come altissimo ed emozionante momento di consapevolezza rispetto ai principi e ai valori che ci fanno dire: siamo europei.

Ritrovo qui, nel libro di Goffredo Palmerini, che mi ricordo salutai con gioia nell’Aula magna quella mattina, tutta la lectio di Di Rupo: meraviglioso poterla rileggere e davvero confortante sapere che grazie a Goffredo essa verrà conosciuta da moltissimi che non erano lì con noi quella indimenticabile mattina.

Goffredo Palmerini è un testimone avido di positività: è un narratore di storie esemplari che hanno come protagonisti quegli italiani e quelle italiane che hanno vissuto la condizione di migranti e emigrati come una opportunità, e grazie al loro impegno e al loro talento hanno vinto una sfida difficile ma importante.

E’ innamorato delle storie che racconta, delle persone che incontra, perché è capace di una meravigliosa disposizione interiore, aperta, disinteressata, pronta a gioire dei successi dei protagonisti dei suoi reportage, e soprattutto a rappresentare con intelligenza e sincera adesione il senso profondo di quelle esistenze, viste nella prospettiva della migrazione.

Questo suo ormai decennale lavoro di raccolta di storie di italiani fuori d’Italia assume infine, nella dimensione quantitativa e cronologica che si è venuta configurando, un significato generale che non solo trascende il singolo caso, ma si rivela oggi come un percorso di grande attualità. Che porta la nostra riflessione oltre le storie che lui stesso racconta.

Cosa vuol dire ai nostri giorni la parola migrante, come essa risuona diversa e più problematica e – perché negarlo – dolorosa in noi, anche solo rispetto a dieci anni fa, ci si chiarisce interiormente scorrendo il sommario di questo diario di viaggio: non possiamo, leggendo i titoli, i nomi, gli argomenti, non percepire che il tema centrale, quello della migrazione, è “il tema” che oggi più scuote le nostre coscienze.

E con Goffredo comprendiamo perché noi italiani, nipoti e pronipoti di generazioni che hanno patito emarginazione e povertà, abbiamo proprio in queste radici l’origine di una sensibilità diversa rispetto a questo tema. Una sensibilità che ci ha reso Paese differente nel soccorso e nella accoglienza.

Come guardare noi italiani, che siamo stati migranti, alle folle dei derelitti che approdano fortunosamente nelle nostre isole? Qui Goffredo ci porge le parole di monito ma anche di speranza pronunciate da Elio Di Rupo quella mattina a Teramo, una speranza che si è illuminata nella sua vita perché, ci ha testimoniato, grazie al sistema sociale belga lui aveva potuto studiare, si era potuto affrancare da una condizione di emarginazione.

Detto nell’Aula magna di una università, questo messaggio si è amplificato, e ci è giunto come insegnamento: l’educazione può essere la chiave dell’integrazione. Ed è quanto dimostrano tante altre storie che troviamo nel suo bel libro. E non è superfluo, appunto, ricordarlo. Grazie, Goffredo!

Luisa Prayer, musicista, si è formata come pianista al Conservatorio e all’Accademia di S. Cecilia, e al Mozarteum di Salisburgo. Allieva di insigni musicisti, si è perfezionata alla Accademia Chigiana e ai corsi della Fondazione Kempff di Positano. Concertista, si è esibita in festival e rassegne concertistiche in molti Paesi europei, in Giappone, Cina, Stati Uniti. Ha fondato nel 2000 il Festival internazionale di musica “Pietre che cantano”, e dal settembre 2015 è direttore artistico dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese.

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