Vado o vengo: Dov’è il dilemma?

Cesare Marchi, nel suo Siamo tutti latinisti spiega che molti errori degli studenti, quando devono tradurre, nascono da una errata scrittura di quello che ascoltano. Illustra questa affermazione riportando l’esempio del marchesino Eufemio, il quale dovendo tradurre “esercito distrutto”, capì “esercito di strutto” e tradusse excèrcitus làrdi. Un altro esempio nasce dalla frase in diebus illis (in quei giorni, in quel tempo) che scritta sotto dettatura, si trasformò in die busillis. Lo scrittore immagina l’origine di questo sbaglio descrivendo lo sgomento di un scolaro che non riesce ad andare avanti con il suo compito di traduzione perché sul vocabolario non trova la parola busillis! Questo aneddoto spiega perché busillis è diventato sinonimo di difficoltà, intoppo, problema di non facile soluzione.

A questo punto chi legge, si chiederà che cosa c’entra la traduzione del latino scritto, notevolmente lontana dalla nostra realtà italica, con il titolo di questo articolo. Molto poco, direi, ma prendo lo spunto per spiegare un busillis, non da errata traduzione scritta ma bensì orale: la differenza d’uso tra i verbi “venire” ed “andare” in italiano per chi è di madre lingua spagnola.

Ma perché, visto che sono simili? Perché troppe volte ho ricevuto come risposta Vado! ad un mio richiamo fatto in italiano: “Vieni?”. E “Vado!” è una traduzione dell’espressione in spagnolo Voy! – Ma se rispondo in lingua italiana l’espressione giusta dovrebbe essere: “Vengo!”

Per chiarirlo, mi soffermerò principalmente sulla prima persona singolare dei verbi Andare e Venire e la spiegherò paragonando le due lingue. Inizio con lo spagnolo standard.

In questa lingua, il verbo Venir (venire) esprime il movimento che va da un posto x verso un luogo o la persona a cui si parla, ad esempio, “vengo de la escuela”, “vengo a verte” o “vengo a ti” (quest’ultimo esempio di bassissima frequenza d’uso).

Mentre il verbo Ir (andare), esprime ugualmente un movimento ma che parte da dove si trova la persona che parla verso la persona che ascolta o un altro posto. Ad esempio, “Voy a comer a casa de mi madre” (Vado a mangiare da mia madre) o “Voy a verte esta noche” (tradotto in lingua italiana un significato potrebbe essere “vengo a visitarti questa sera” e assolutamente non “Vado a visitarti questa sera”).

In spagnolo venezuelano è molto comune ascoltare “Voy!” come risposta rivolta a chi chiama. Si impiega la prima persona singolare di “andare” quando si risponde ad un richiamo o sollecitazione in modo informale, oppure in espressioni come la già citata “Voy a verte esta noche”.

Ma in italiano la regola è diversa. Nell’ultimo caso sopraelencato, si deve usare il verbo venire e non andare. Non è corretto dire “Vado!” quando rispondo a qualcuno, ma devo dire “Vengo!”.

Nella lingua italiana, il verbo andare indica un movimento verso un luogo ed è seguito da preposizioni semplici o articolate a seconda del nome che lo segue: vado al cinema; vado dalla nonna, vado in Venezuela; o se è seguito da un infinito, la preposizione da utilizzare è a: vado a dormire.

Andare, in più, è usato per formare espressioni in cui assume un significato diverso da quello che ho spiegato finora. Molte sono simili allo spagnolo. Nell’ambito della culinaria si usa quando si sta descrivendo una ricetta: “Ora vado a preparare la pastella” (Ahora voy a preparar la masa para rebozar) o Come va? (in spagnolo ¿Cómo va?). Altre, invece sono diverse. Per esempio: Andiamo al cinema stasera? Si, va bene. (¿Vamos al cine esta noche? Si, está bien). Notare come “Va bene” significa in spagnolo “Está bien”.

A differenza di andare, il verbo venire ha il significato di muoversi e recarsi nel luogo dove si trova o si troverà la persona con cui si parla. Perciò “Vengo a Caracas” significa “Vado a Caracas e la persona con cui parlo è già a Caracas, oppure: “Domani sera vengo a teatro” significa che domani sera vado a teatro ma ci sarà anche la persona con cui parlo. In altre parole, utilizzo “vengo” quando mi rivolgo alla persona con cui sto parlando, direttamente faccia a faccia o parlando, chattando o scrivendo con di qualsiasi altro mezzo tecnologico: telefono, tablet, computer, ecc.

Nel seguente dialogo emergono gli usi di andare e venire in italiano e si può interpretare come dialogo in presenza o al telefono:

A: Ciao, come va?

B: Bene, grazie.

A: Dove vai questo fine settimana?

B: Vado al mare con degli amici, e tu?

A: Vengo anch’io al mare con voi!

B: Allora andiamo insieme. Vengo a prenderti venerdì sera.

A: Va bene!

Concludo rileggendo quanto ho scritto sperando che questo viavai di esempi non abbia recato più confusione al particolare busillis esposto, e finisco con una parola che abbina andare e venire – andirivieni – e che serve anche per descrivere come i concetti vanno e vengono ma trovano finalmente un ordine nella mente di chi impara una lingua.

Giancarla Marchi