Papa: “La Chiesa è popolo di Dio, questo non è populismo”

CITTA’ DEL VATICANO. – Offrire “spazi di accoglienza e di esperienza cristiana a quanti si sentono ‘cristiani di second’ordine'”. Ascoltare le “periferie difficili” , che sono i poveri ma anche “gli agnostici”. “Non clericalizzare i laici” e non togliere loro la responsabilità della “missione”. E tutto ciò, farlo “in mezzo al popolo, la gente, il popolo di Dio, che non è una categoria logica o ideologica, ma ‘mitica’, il popolo è il popolo, la gente, ‘quando venne Gesù la gente lo seguiva, la folla, a cui Gesù piaceva perché guariva gli infermi e parlava con autorità”.

Tutto questo “non è populismo” e la Ac “non può stare in laboratorio, ma in mezzo al popolo santo di Dio”. In tempi in cui le società umane e le vecchie democrazie fanno i conti con i populismi, il Papa sa bene che la Chiesa-popolo-di-Dio deve sempre fare i conti con il clericalismo, e sempre deve trovare un modo di dialogare con il mondo che sia comprensibile al mondo ma non mini il cuore del messaggio cristiano.

E’ questa la problematica che sta dietro al potente discorso – molto ampio, pronunciato interamente in spagnolo e integrato a braccio con inserti e aneddoti a braccio – che papa Bergoglio, – che dalle prime frasi si è qualificato come il papa della Evangelii gaudium che “aggiorna” la Evangelii nuntiandi di Paolo VI, il “più importante documento pastorale del dopoconcilio”, – ha pronunciato nella udienza al Forun internazionale di Azione cattolica (Fiac), davanti a rappresentanti da 50 paesi del mondo, in questi giorni a congresso a Roma.

Un discorso che, pur non essendo solo per addetti ai lavori, fornisce una serie di elementi molto importanti su come il Papa intenda imprimere alla Chiesa il carattere di “in uscita” e di missionarietà. Per questo il dettaglio del discorso, nei suoi capitoli e punti, fornirebbe molto materiale di riflessione.

Basti qui elencare i punti sviscerati dal Papa: “carisma, (preghiera, formazione, sacrificio, apostolato); rinnovare l’impegno, diocesanità, parrocchie; agenti, tutti, senza eccezioni; destinatari, tutti gli uomini e tutte le periferie; il modo, in mezzo al popolo”.

Oltre al dettaglio del discorso, va tenuto presente anche l’uditorio: il Fiac ha radunato oggi davanti al Papa un pezzo ampio di quella Chiesa che non si riconosce nei movimenti, ma sceglie come forma di aggregazione per la propria vita cristiana la parrocchia. Azione cattolica, da sempre e in tutto il mondo, è la Chiesa delle parrocchie. Ad essa il Papa si è rivolto per darle la rotta della formazione e della missione, ma anche per cercarvi il sostegno al proprio progetto di rinnovamento della Chiesa.

Per Azione cattolica, pensano tra gli altri i suoi responsabili italiani, la sinodalità non è solo una sfida di gestione della Chiesa al suo interno, ma potrebbe diventare profezia per un mondo moderno tentato dai populismi, laboratorio ecclesiale ma anche modello di convivenza civile. Da qui l’importanza ecclesiale dell’incontro di oggi, e del convegno Fiac in corso in questi giorni.

Prima di rivolgersi alla platea, – dopo aver salutato i bimbi di Ac e ricevuto i loro doni, tra cui un grande quaderno di loro disegni a commento della Evangelii gaudium – papa Francesco ha compiuto un gesto particolarmente significativo, baciando una copia del Vangelo in inglese trovata sul fondo di un barcone naufragato a Lampedusa.

(giovanna.chirri@ansa.it)