Mattarella ricorda Garibaldi, eroe anche in Uruguay

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella saluta l’ex Presidente Josè Mujica, al termine del suo intervento a Camere riunite. (Foto Ufficio Stampa Quirinale)
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella saluta l’ex Presidente Josè Mujica, al termine del suo intervento a Camere riunite. (Foto Ufficio Stampa Quirinale)

MONTEVIDEO. – La figura di Garibaldi è strettamente legata a uno degli episodi fondamentali della storia dell’Uruguay, la cosiddetta “Guerra Grande” (1838-51) che segnò la nascita dei due partiti che dominarono la politica del piccolo paese sudamericano fino al secolo XXI: i “bianchi” (blancos) e i “rossi” (colorados).

Arrivato in Uruguay nel 1841 proveniente dal Brasile -dove aveva lottato con i separatisti del Rio Grande del Sud contro l’Impero brasiliano- Garibaldi diventò uno dei comandanti militari dei “colorados”, impegnati da Montevideo nella guerra contro i “blancos”, appoggiati dal governo di Juan Manuel de Rosas a Buenos Aires.

Istallato in una pensioncina del centro storico della città, insieme ad Anita -vero nome Ana Maria de Jeses Ribeiro, che aveva conosciuto in Brasile- Garibaldi diventò il comandante delle unità navali del governo di Montevideo e successivamente fondò la Legione Italiana, con la quale partecipò alla difesa della capitale dall’assedio dei “blancos”.

La sua azione rivoluzionaria non concepiva differenze fra paesi o anche continenti: la Legione Italiana prese come bandiera il simbolo usato dell’insurrezione calabrese contro Napoleone III (1806-1809), così come le camicie rosse (cioé da “colorados”) che identificavano i volontari garibaldini a Montevideo furono poi ‘esportate’ in Italia per la spedizione dei Mille.

Rotto l’assedio di Montevideo, Garibaldi -al comando di una flotta di una ventina di navi, e un migliaio di miliziani- si spinse verso l’ovest, conquistando Colonia, spingendosi attraverso il fiume Uruguay fino a Gualeguaychù, attuale capitale della provincia argentina di Entre Rios, e sconfiggendo i “blancos” e le truppe di Rosas a San Antonio, liberando così la città di Salto, dove ancor oggi è celebrato come un eroe, ed è onorato con una statua di stampo futurista costruita dall’architetto Giovanni Veltroni nel 1913.

Durante il suo breve ed intenso periodo uruguayano, trovò comunque il tempo per dedicarsi a due delle sue passioni: insegnò matematica come professore privato a Montevideo e diventò membro di un’importante loggia massonica locale, associata al Grande Oriente, nota come Les Amis de la Patrie. Il che non impedì che, per regolarizzare la sua relazione con Anita -che, narra la leggenda, avrebbe insegnato a cavalcare al marinaio di Nizza- si sposò con rito religioso nel marzo del 1942, nella chiesa di San Francesco d’Assisi, a Montevideo.

(di Javier Fernandez/ANSA)