Dura Repressione contro il “Gran Planton Nacional”

CARACAS – Nuova giornata di mobilitazione di piazza a Caracas e nelle principali città del Venezuela per esigere elezioni nazionali e respingere la proposta di una Assemblea Costituente, lanciata dal presidente Nicolas Maduro.
L’ex candidato presidenziale ed esponente dell’Opposizione, Henrique Capriles Radonski, ad inizio della giornata della protesta aveva detto alla stampa che la manifestazione nelle strade sarebbe durata “12 ore o finché il nostro corpo ci sosterrà”.
Dal canto suo, Freddy Guevara, vicepresidente del Parlamento, dominato dall’Opposizione, ha affermato che “finchè ci sarà dittatura ci saranno proteste”. Secondo il giovane deputato di Voluntad Popular, uno dei partiti del Tavolo dell’Unità Democratica, “ciò che conta è dimostrare al governo che possiamo paralizzare tutto il paese, non solo i quartieri benestanti di Caracas”.
E proteste vanno e repressione viene. Il Plantón, forma di protesta civile che riunisce persone in un determinato luogo o via pubblica e per un determinato tempo, ha rivisto l’alba in molti stati del Venezuela: Anzoategui, Carabobo, Cojedes, Lara, Merida, Miranda, Nueva Esparta e Zulia, tra tanti altri. Ma le forze dell’ordine hanno represso brutalmente un’altra volta. Il risultato nello Stato Carabobo, specificamente nella cittá industriale di Valencia, è di 7 feriti da pallettoni e 30 detenuti da parte della polizia, sembra con un ragazzo gravemente ferito. Mentre a Barquisimeto, Lara, un veicolo ha cercato di scansare i manifestanti investendone 3. In Cojedes e a Mérida città, i gruppi sono stati dispersi con lacrimogeni e la repressione è arrivata anche contro i contadini in piccoli centri abitati come Pueblo Llano dove da giorni la Gnb si sta scagliando sulla popolazione, distruggendo barricate e terrorizzando il paese con lanci di lacrimogeni e pallettoni. Il gas orticante ha disperso le manifestazioni pure in Anzoategui.
Anche Fedenaga (La Federazione Nazionale degli Allevatori di Bestiame) ha partecipato al Plantón in 25 punti del paese, facendo sentire il suo dissenso verso le politiche governative che negli ultimi anni hanno inciso negativamente sulla produzione di carne.
Non sono mancate le detenzioni per ragioni politiche. In prima mattinata è stato detenuto il lider studentesco Pancho Martinez a Mérida città, e il deputato Yanet Fermin quando si trovava protestando a Porlamar, Nueva Esparta.
Malgrado la repressione che questa volta sembra aver risparmiato alcune zone simbolo di Caracas, il popolo non cede bensì resiste in una situazione di caos generale che giorno per giorno si sta espandendo su tutto territorio con un saldo crescente di morti, feriti e detenuti.
Si attendono altri “sit in” e manifestazioni nei prossimi giorni.