Ultimatum Ue ai paesi che rifiutano i ricollocamenti dei profughi

BRUXELLES. – Bruxelles lancia l’ultimatum ai Paesi che non ricollocano i richiedenti asilo da Italia e Grecia: tempo un mese, e la procedura di infrazione potrebbe diventare una realtà. Ma la Commissione europea sollecita anche l’Italia ad accelerare sulle registrazioni per le candidature dei profughi da trasferire. L’asticella della ridistribuzione segna 18mila sui 98.255 previsti (12.707 dalla Grecia e 5.711 dall’Italia), e comunque, evidenzia una relazione tecnica dell’Unione, il numero di migranti eleggibili presenti nei due Paesi è di gran lunga inferiore, in particolare in Italia, dove nel 2017 gli eritrei (unica nazionalità davvero candidabile) sono in calo e rappresentano solo il 2,3% degli arrivi.

Per la prima volta il commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos indica nome per nome i Paesi ‘ribelli’, a partire da Polonia e Ungheria, gli unici due che fino ad oggi non hanno accolto un solo profugo e che non hanno dato alcun segnale di volerlo fare. In testa alla lista nera ci sono anche l’Austria, che tuttavia di recente ha espresso l’intenzione di voler iniziare ad aiutare l’Italia, e la Repubblica Ceca, che dopo un timido avvio, è inattiva ormai da un anno.

Il ‘cahier de doléances’ prosegue con Slovacchia e Bulgaria, che con i loro rigidi ‘casting’ (la prima ammette solo donne con bambini e profughi con documenti di viaggio, l’altra non accetta volentieri gli eritrei) rendono impossibile trovare candidati dall’Italia. E anche Estonia e Irlanda, che col pretesto di richieste di rassicurazioni aggiuntive all’Italia sull’identità dei profughi, per il momento non ne hanno accolto neppure uno.

Poi ci sono tutti gli altri, come Spagna, Belgio e Croazia, che devono aumentare il loro impegno mensile nei confronti di Italia e Grecia. Germania, Romania, Slovacchia che devono fare di più per dare sollievo alla Grecia, e la Francia all’Italia. Quanto ai trasferimenti dei minori non accompagnati dall’Italia, siamo ancora ai primi timidi passi, con due ragazzini che solo di recente sono stati accettati dall’Olanda.

“Siamo di fronte alla possibilità di lanciare le procedure di infrazione, ma non abbiamo ancora raggiunto questo punto”, avverte Avramopoulos, che non vuole parlare di ‘ultimatum’ ma di “scadenza”. “La differenza tra le due parole – sottolinea – è che c’è ancora spazio. I Paesi hanno ancora un mese di tempo” per rispettare i propri obblighi. Pur lasciando la porta aperta, il commissario però mette in guardia: “abbiamo esaurito tutti i mezzi. Abbiamo aspettato una risposta per gli ultimi dodici mesi, e ora stiamo correndo gli ultimi metri della procedura”.

Se non terranno fede ai loro impegni la procedura potrebbe essere inevitabile, non ci sono altre opzioni, “è una questione di credibilità, politica e istituzionale dell’Ue”. L’Italia, dal canto suo, “deve urgentemente accelerare con le identificazioni ai fini delle candidature” per la ‘relocation’: fino ad ora sono state registrate 8.300 persone, di queste 5.711 ricollocate.

Altre 700 dovrebbero essere trattate a breve e secondo le stime sono in tutto 1.100 gli eritrei arrivati nel 2017 ancora da esaurire. Infatti – evidenzia la relazione della Commissione Ue – nonostante in Italia nei primi mesi del 2017 siano già arrivati 45.130 migranti, la maggior parte non appartengono a nazionalità in chiara necessità di protezione.

(di Patrizia Antonini/ANSA)

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