Divorzio Berlusconi-Lario, la Cassazione conferma l’assegno mensile di 2 milioni

Pubblicato il 16 maggio 2017 da ansa

Silvio Berlusconi con l’allora compagna Veronica Lario in tribuna allo stadio durante la partita Milan-Steaua Bucarest a Milano il 18 agosto 1987. ANSA ARCHIVIO

ROMA. – Silvio Berlusconi non ce l’ha fatta a spuntare in Cassazione una riduzione dell’assegno di separazione da due milioni di euro che ogni mese deve versare a Veronica Lario, l’ex moglie dalla quale è divorziato dal 2014, dopo un lungo matrimonio celebrato nel 1990 e dal quale sono nati tre figli. La Suprema Corte ha infatti respinto il ricorso del leader azzurro – ricordando che le classifiche di ‘Forbes’ lo annoverano tra i ‘paperoni’ planetari con un reddito annuo medio di 53 milioni di euro – contro la sentenza emessa nel 2014 dalla Corte di Appello di Milano condannandolo anche a pagare 40mila euro di spese legali.

Non ha dunque trovato applicazione la recente sentenza degli ‘ermellini’ che nel caso del divorzio tra l’ex ministro Vittorio Grilli e la moglie Lisa Lowenstein ha stabilito che il parametro del mantenimento del tenore di vita goduto durante di matrimonio non è più in vigore e che l’assegno divorzile, in misura ‘sobria’, spetta solo a chi non è in grado di lavorare, non per sua colpa, e non ha redditi.

In proposito, la Cassazione afferma che nella fase della separazione il ‘vecchio’ parametro è tuttora da applicare perchè il vincolo coniugale è solo attenuato e non rescisso del tutto. Dunque, dato che per sua stessa ammissione, Berlusconi – spiega la Cassazione – oltre ad essere “ultracapiente”, ha anche “ammesso” di aver garantito alla moglie “un tenore di vita assolutamente al di fuori da ogni norma, mettendole a disposizione nella villa di Macherio, un maggiordomo, una segretaria personale, cuochi, autisti, cameriere e guardarobiere, nonchè versandole ogni mese, solo come ‘argent de poche’, 50mila euro”, è da confermare l’assegno di due milioni per mantenere quell’elevatissimo tenore di vita.

Un ‘benefit’ dovuto per la lunga durata del matrimonio e del “contributo morale e affettivo dato dalla moglie all’intera famiglia” e per l’impossibilità della Lario di “riprendere l’attività di attrice abbandonata, con il consenso del coniuge, molti anni prima”.

Non ha avuto successo il tentativo dei legali dell’ex Cav – Pier Filippo e Paolo Giuggioli, e Giorgio De Nova – di sostenere che Veronica non è una “casalinga” ma una imprenditrice immobiliare. Per la Cassazione, anche dando per buono che la Lario sia socia unica della società ‘Il Poggio’ che ha un patrimonio di 78 milioni di euro, rimane pur sempre “molto rilevante” la “disparità tra patrimoni e redditi dei due coniugi”.

La posizione “reddituale” di Silvio Berlusconi – prosegue il verdetto – è già di per sè “estremamente rilevante”, considerando anche “il giudizio di inattendibilità in merito al reddito più recente”, ma soprattutto sulla sua “consistenza patrimoniale” che “con varie oscillazioni” lo colloca, nel periodo della causa di separazione tra il 2010 e il 2014, “fra gli uomini più ricchi del mondo”.

Per queste ragioni la Cassazione, richiamando gli accertamenti eseguiti nelle fasi di merito, ha dichiarato “infondata” la tesi di Berlusconi di aver subito un “decremento dei redditi” dovuto alla “crisi mondiale”. Le condizioni economiche del leader azzurro sarebbero cambiate “‘in peius'” – aveva fatto presente la sua difesa – e questo “avrebbe imposto una riduzione del contributo” per Veronica, “anche al fine di evitare che egli fosse costretto a dismettere parte del suo patrimonio”.

La Cassazione ha ricordato che i giudici milanesi hanno calcolato “in 53 milioni di euro il reddito medio annuo del Berlusconi, sulla base delle dichiarazioni dei redditi presentate negli anni dal 2006 al 2010”, ed hanno “quindi espresso un giudizio di inattendibilità in merito tanto all’ultimo reddito dichiarato, nell’anno 2012, di 4milioni e mezzo di euro, quanto in ordine alla dedotta riduzione del valore del gruppo Finivest”.

Nel corso della causa di separazione, Berlusconi e Lario hanno ritirato le rispettive domande di addebito, hanno invece combattuto fino alla fine per la villa di Macherio che l’ex moglie ha dovuto ‘restituire’. Non è escluso che nella causa ancora in corso per l’assegno di divorzio, pari a un milione e 400 mila euro mensili fissato nel 2015 dal Tribunale di Monza, i giudici possano notevolmente ridurlo applicando il verdetto che ha mandato in pensione il parametro del tenore di vita.

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