Clima: cosa succede se gli Usa lasciano l’Accordo di Parigi

"FOR THE PLANET" sulla Torre Eiffel. (ANSA/AP Photo/Francois Mori)
“FOR THE PLANET” sulla Torre Eiffel. (ANSA/AP Photo/Francois Mori)

ROMA. – Secondo gli esperti di varie università e think tank, l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi aggiungerebbe 3 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (CO2) all’anno alle emissioni globali, aumentando la temperatura della Terra da 0,1 a 0,3 gradi per la fine del secolo. L’Accordo di Parigi impegna i paesi firmatari a contenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi dai livelli pre-industriali, se possibile entro 1,5 gradi.

Già oggi le temperature medie sono 1 grado sopra i livelli pre-industriali, un cambiamento climatico avvenuto in massima parte negli ultimi decenni. Con l’Accordo i 195 stati firmatari hanno preso impegni di riduzione delle emissioni. Ma secondo gli esperti, questi impegni sarebbero insufficienti a garantire l’obiettivo dei 2 gradi e dovrebbero essere rapidamente aggiornati. Questo è l’obiettivo della diplomazia internazionale legata alle conferenze annuali sul clima dell’Onu, le Cop.

Quella di Parigi del 2015 dove è stato firmato l’accordo è stata la 21esima. L’ultima è stata quella di Marrakech nel 2016 (Cop 22), la prossima (Cop 23) sarà a Bonn quest’autunno. Uscire dall’intesa non sarebbe facile per gli Stati Uniti, a causa dei vincoli del diritto internazionale, e comporterebbe defatiganti battaglie diplomatiche, in stile Brexit.

Le opzioni di uscita sono almeno tre. I paesi firmatari dell’Accordo non possono uscire prima di tre anni, e la procedura di uscita dura un altro anno. Trump non potrebbe sbarazzarsi dei vincoli di Parigi prima del 2020, a meno di violare il diritto internazionale. Una scorciatoia per gli Usa potrebbe essere abbandonare del tutto la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, l’UNFCC (quella che organizza le Cop), che Trump ha aspramente criticato in passato. La terza opzione sarebbe che Washington pretendesse di rinegoziare i suoi obiettivi di taglio delle emissioni, avviando una guerra diplomatica di logoramento.

(di Stefano Secondino/ANSA)