Riina, presidente Anm: “Lo Stato è più forte della mafia”

Pubblicato il 06 giugno 2017 da ansa

Strage di via D’Amelio.

ROMA. – La pronuncia della Cassazione su Totò Riina “è la prova che lo Stato è più forte della mafia”. Il fatto che la Cassazione ponga una questione umanitaria “rispetto a un soggetto che ha dimostrato con la sua condotta criminale il massimo della disumanità rende quasi orgogliosi di una giustizia che riesce a ragionare in termini di diritti nei confronti di chi ha negato diritti agli altri”.

Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Eugenio Albamonte, difende la decisione della Cassazione, che continua a suscitare polemiche per quel richiamo al “diritto a morire dignitosamente” valevole per tutti i detenuti, anche per Riina che sta scontando 17 ergastoli”. Ma chiarisce che la Suprema Corte non ha detto che Riina va subito scarcerato: piuttosto che bisogna valutare la compatibilità delle detenzione con le sue condizioni di salute e se vi è una sua “attuale pericolosità; e a sentire quello che racconta oggi ai giornali il procuratore nazionale antimafia non ci dovrebbero essere problemi – osserva – a dimostrare che anche attualmente è ancora lui il capo dei capi”.

Con la Cassazione si schiera anche a sorpresa il presidente della Regione Lombardia , Roberto Maroni. “Non sono d’accordo con chi dice che deve morire in carcere perché Riina è Riina. Lo conosciamo bene, è il boss dei boss, però c’è un livello di umanità che deve prevale quando uno sta per morire”. Siderale la distanza con il leader della Lega Matteo Salvini, che affida la sua invettiva a un video pubblicato sulla sua pagina Facebook: “deve marcire in galera”, chi “ha ammazzato donne e bambini non deve rivedere da vivo la luce del sole, non rompetemi i coglioni con i diritti umani, la sensibilità , la pietà”.

Poi arriva la precisazione di Maroni: “non ho mai detto che Riina deve essere rimesso in libertà. Ho solo detto che umanamente accetto la pronuncia della cassazione”. Tra chi è assolutamente contrario a un’eventuale scarcerazione del boss c’è Giorgia Meloni: “Totò Riina è un assassino, paghi sino alla fine”.

E anche il blog di Beppe Grillo (come tutti i boss della mafia deve restare in carcere”), che giudica “preoccupante” e “vergognoso” il fatto che la pronuncia della Cassazione arrivi mentre “l’attuale governo Pd sta tentando di smantellare l’ergastolo ostativo”. “Quanti supplicano una morte dignitosa per Riina, vadano a Piazzale Loreto, si facciano il segno della croce e chiedano scusa”, è l’invito che arriva da Francesco Storace.

Il tema divide al suo interno anche il Pd. Se la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi ritiene “un cedimento dello Stato” l’eventuale concessione dei domiciliari a Riina, per il vice presidente della Camera Roberto Giachetti un Paese democratico “punisce, non si vendica”.

Ma la più forte levata di scudi contro queste ipotesi arriva dai familiari delle vittime della mafia. Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari dei Georgofili, definisce “ignobile” l’idea di concedere gli arresti domiciliari E anche Salvatore Borsellino non ha dubbi: far uscire dal carcere Riina equivarrebbe a “una resa dello Stato di fronte a un criminale che gli ha dichiarato guerra”, e sarebbe come uccidere una seconda volta suo fratello Paolo, morto nella strage di via D’Amelio.

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