Ambasciatrice Usa minaccia il ritiro dal Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu

L'ambasciatrice americana all'Onu Nikki Haley. EPA/MAGALI GIRARDIN
L’ambasciatrice americana all’Onu Nikki Haley. EPA/MAGALI GIRARDIN

NEW YORK. – L’ambasciatrice americana all’Onu Nikki Haley ha minacciato il ritiro degli Usa dal Consiglio per i Diritti Umani. In un discorso all’ONU di Ginevra, l’inviata di Donald Trump ha annunciato che l’America “non resterà zitta” mentre questo organismo “continua a danneggiare la causa dei diritti umani nel mondo”. L’affondo della Haley è stato duramente criticato in patria: Jamil Dakwar, direttore del programma diritti umani dell’American Civil Liberties Union (Aclu) ha commentato che “è difficile prendere l’ambasciatrice sul serio alla luce di azioni come il bando dei musulmani e il giro di vite sull’ immigrazione”.

L’Aclu è tra le organizzazioni che stanno contestando in tribunale il bando all’immigrazione da sette paesi a maggioranza islamica e che difende molti immigrati senza documenti minacciati di deportazione dalla amministrazione Trump. La Haley è stata la prima ambasciatrice Usa all’Onu a parlare a Ginevra ai 47 membri del Consiglio che opera al Palais des Nations nell’ambito dell’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani.

L’ambasciatrice ha criticato l’organismo per la presenza al suo interno di paesi che violano i diritti umani e per i regolari attacchi nei confronti di Israele. L’inviata di Trump ha lanciato un ultimatum: se le cose non cambiano il Consiglio dovrà fare a meno degli Usa. Una decisione potrebbe essere presa da Dipartimento di Stato e Casa Bianca dopo la conclusione dell’attuale sessione il 23 giugno e farebbe seguito ad altre prese di distanza degli Usa dal sistema Onu dopo il taglio dei fondi al Fondo per la popolazione e allo strappo sull’Accordo di Parigi sul clima.

“E’ difficile accettare che questo Consiglio non abbia mai considerato una risoluzione sul Venezuela e invece ne ha adottate cinque, molto parziali in marzo contro un unico paese, Israele”, ha detto l’ambasciatrice che più tardi, parlando al Graduate Institute of Geneva, ha elencato una serie di riforme “indispensabili”: tra queste la revisione dei meccanismi di voto per evitare che “grandi violatori” dei diritti umani – lei ha citato Cuba e Venezuela, ma altri che hanno fatto parte del Consiglio includono Russia, Cina, Egitto e Arabia Saudita – possano essere eletti.

(di Alessandra Baldini/ANSA)