Comey è solo l’inizio, cosa cela Russiagate?

Pubblicato il 08 giugno 2017 da ansa

James Comey durante la testimonianza al Senato americano. EPA/JIM LO SCALZO

WASHINGTON. – L’audizione dell’ex direttore dell’Fbi James Comey alla commissione intelligence del Senato resta molto importante ma è solo “un punto di partenza”. E pur emergendo che il tentativo da parte del presidente Donald Trump di ostruire la giustizia c’è stato – e quindi anche gli estremi per un caso di impeachment – bisogna capire cosa contiene davvero il dossier sui contatti con la Russia perché il caso prenda una piega diversa.

Ne è convinta Elaine Kamarck, politologa e senior fellow presso il think tank ‘Brookings Institutions’ di base a Washington, che in un’intervista all’ANSA spiega come gli scenari possibili siano molteplici e viaggino tra due estremi. Da un lato l’ipotesi di collusioni gravi con la Russia – fino alla possibilità di un ricatto sulle sanzioni per esempio – e dal lato opposto l’eventualità che sia tutto “fumo creato dall’inesperienza del presidente Trump”.

In mezzo però, dice, “c’è una zona grigia” che può rivelarsi fondamentale e di cui ancora non si sa granché, sostiene, compresa la natura del coinvolgimento dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, Mike Flynn, e il genero del presidente, Jared Kushner. Da cui la convinzione di Karmack che dall’audizione di Comey oggi, pur passaggio molto importante, “non emerga nulla di davvero nuovo” che possa costituire una svolta.

“La sola a poter fermare un’inchiesta dell’Fbi è la Cia, sulla base di informazioni di intelligence. L’impeachment per il presidente Richard Nixon (che davanti alla prospettiva di una condanna scelse le dimissioni, ndr) scattò perché chiese alla Cia di fermare l’Fbi”, spiega Kamarck, che nel fare il paragone con il Watergate sottolinea quindi come la fase in cui si inserisce l’audizione di Comey non sia paragonabile a quella decisiva che determinò le sorti di Nixon.

“Dobbiamo capire che cos’è questa connection russa e ancora non lo sappiamo. Se Trump ha ostruito la giustizia, e soprattutto su che cosa”, insiste, mettendo in evidenza che sarà cruciale intanto individuare quale sia il ruolo di Flynn e di Kushner nella vicenda, ma soprattutto “cosa sapeva il presidente e quando lo sapeva. Quella fu la domanda del Watergate”.

Guardando quindi a Trump nello specifico, Karmack torna a sottolineare che lui e il genero-collaboratore Kushner “non hanno esperienza di governo. Tradizionalmente i presidenti dell’era moderna conoscono a fondo la legge, molti di loro sono avvocati. Trump no, non ha esperienza in politica, probabilmente non ha profonda conoscenza del protocollo. Bisogna capire se e quanto tutto questo non sia il frutto di una certa ‘naiveté’, della convinzione di poter gestire il governo del Paese come una delle proprie aziende”.

Manca poi un elemento fondamentale, secondo Kamarck, nel suo parallelo con il Watergate: “Non abbiamo ancora un John Dean” (l’avvocato della Casa Bianca ai tempi di Nixon che fu arrestato e cominciò a collaborare con la giustizia aprendo di fatto il vaso di Pandora che portò alle accuse contro il presidente, ndr). E allora quali possono essere i tempi? “Non brevissimi, ma probabilmente non lunghi come i due anni del Watergate, perché oggi tutto procede ad una velocità maggiore”.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)

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