Nuovo record del debito italiano. Ue: “Si deve ridurlo”

Pubblicato il 15 giugno 2017 da ansa

LUSSEMBURGO. – Il debito pubblico italiano segna un nuovo record e la Commissione europea torna a chiedere al Governo di intervenire ma invita anche a non “drammatizzare”. Perché il dialogo con le autorità di Roma è stato sempre buono e proseguirà con lo stesso spirito e obiettivo convergente: sostenere la crescita, ancora bassa, di un Paese che si avvia a diventare la terza economia d’Europa una volta che il Regno Unito sarà uscito. Anche l’Ecofin ribadirà la necessità di proseguire con il risanamento, ma accettando l’apertura di Bruxelles a un nuovo sconto per il 2018.

E’ la Banca d’Italia a registrare il nuovo picco dell’indebitamento: ad aprile è risultato pari a 2.270,4 miliardi, in aumento di 10,1 miliardi rispetto a marzo. Un numero di cui Bruxelles non può essere soddisfatta, soprattutto mentre è in corso la trattativa con l’Italia sulla manovra 2018 e la correzione dei conti è ancora da quantificare. Perciò il commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici non commenta direttamente il nuovo dato, ma ribadisce il concetto che ripete ogni volta che si parla di conti italiani: il debito va ridotto, nell’interesse dell’Italia ma di tutta la zona euro.

“L’Italia è un grande Paese, è la terza economia della zona euro, sarà la terza economia d’Europa dopo la Brexit”, ha detto il francese, esprimendo “l’esigenza, l’aspettativa, che continui a giocare pienamente il suo ruolo nelle istituzioni europee e che rispetti i suoi impegni di finanza pubblica”, perché “è interesse comune” che “l’alto livello di debito pubblico sia progressivamente ridotto”.

La Commissione vuole aiutare, ed “è in questo spirito che lavoriamo”, ha concluso. Moscovici è stato fin dall’inizio al fianco dell’Italia nella partita sui conti pubblici. A maggio, in occasione della pubblicazione delle raccomandazioni, era già pronto ad accordare subito lo sconto all’Italia sul risanamento 2018, dimezzando la cifra richiesta dalle regole: 0,3% al posto di 0,6%.

Dalla sua parte aveva i commissari dei Paesi del Sud, mentre quelli del Nord, tra cui il lettone Valdis Dombrovskis e il finlandese Jyrki Katainen, chiedevano maggiore cautela avendo paura di una sconfessione dell’Ecofin. Si è quindi trovato un compromesso tra le due posizioni, decidendo per un approccio che apre la porta allo sconto ma senza quantificarlo. Qualche settimana dopo, forte della revisione in positivo dei dati sul pil del primo trimestre, il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ha inviato una lettera a Bruxelles proponendo proprio lo 0,3% come target per l’aggiustamento 2018.

“Risponderemo al momento opportuno”, ha glissato Moscovici, confermando l’approccio scelto a maggio, quando la Commissione ha deciso di superare le regole e lasciarsi campo libero. Vorremmo “un margine di discrezionalità in modo che le misure prese dagli Stati consentano alla crescita di proseguire”, ha spiegato. In realtà, l’apertura verso la richiesta italiana da parte della Commissione c’è già. Ma Moscovici e Dombrovskis devono confrontarsi con l’Ecofin che è chiamato ad approvare le raccomandazioni del 22 maggio.

Anche i ministri dell’economia sono ormai consapevoli che le regole del Patto di stabilità non funzionano più, e quindi confermeranno la decisione della Commissione di non fissare un target basato solo sulla ‘Matrice’. Ma allo stesso tempo ricorderanno che l’Italia deve fare uno “sforzo sostanzioso”, oltre a ribadire la necessità di riformare il catasto, la giustizia civile, e di accelerare le privatizzazioni.

(dell’inviata Chiara De Felice/ANSA)

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