Da Figo a Icardi, “Dollarumma” e i suoi fratelli

ROMA. – L’amore è cieco, e nel calcio acceca ancora di più. ‘Dollarumma’ non è solo. Di casi come quello del portiere dell’Under 21 azzurra – prima idoli o giocatori simbolo, poi ‘nemici’ dei loro stessi tifosi – è pieno il calcio. A volte per trasferimenti poco o niente graditi, come quello di Higuain dal Napoli alla Juventus, oppure per vicende di mercato a base di contratti proposti ma non firmati. Ma spesso l’affetto senza fine per un calciatore diventa insulto, offesa, manifestazione eclatante come quei dollari gettati in campo da qualche supporter milanista a Cracovia, per dire che il portiere si sarebbe venduto.

Senza voler arrivare agli eccessi dei calciatori costretti ad andare sotto la curva e poi a togliersi le maglie, come successe a quelli del Genoa e della Nocerina con risvolti perfino da codice penale, si può ricordare Balotelli e il suo singolare primato, visto che nel corso della carriera è riuscito a farsi contestare sia dai sostenitori dell’Inter – che pure lo avevano eletto a campione del futuro – quando era in nerazzurro che da quelli del Milan quando vestiva il rossonero, sempre a causa di eccessi comportamentali ed atteggiamenti sbagliati.

Rimane forte anche il ricordo della testa di maiale tirata a Figo quando per la prima volta tornò al Camp Nou da avversario, vestendo la maglia degli odiati rivali del Real Madrid. E pensare che fino a pochi mesi prima l’asso portoghese era stato amato in modo totale dall’appassionata tifoseria blaugrana. Ma quel clamoroso tradimento non voleva assolutamente essere tollerato.

Fece molto discutere anche il caso dell’ultima partita in rossonero di Paolo Maldini, quella contro la Roma: il giocatore simbolo del Milan invece di ricevere il giusto, e meritato, tributo da tutto il pubblico di San Siro, si vide fischiato da una parte degli ultrà con i quali non si era mai ‘preso’.

Nella stagione appena conclusa, sempre a Milano, c’è stato il caso di Mauro Icardi, bomber e capitano dell’Inter in polemica con i soliti ultrà, questa volta nerazzurri. Tutto era partito da alcuni passaggi di un libro autobiografico dell’attaccante pubblicati in anteprima dai giornali: i supporter della curva li avevano ritenuti offensivi nei loro confronti, e per questo, dopo avergli chiesto di togliersi la fascia da capitano avevano contestato Icardi platealmente in un Inter-Cagliari,con tanto di striscione pieno d’insulti.

Molto pesante, a fine 2011 in Brasile, fu anche la contestazione della torcida del Santos al loro idolo Ganso, ritenuto colpevole di pensare troppo a un trasferimento in Europa, all’epoca si parlò del Milan, e quindi di non impegnarsi troppo per la causa del ‘Peixe’. La cosa curiosa è che, dopo essersi preso insulti e il soprannome di Mercenario, il talentuoso ma discontinuo numero 10 rimase dov’era, e continuò a giocare in Brasile. Oggetto ancora di un amore cieco.