Consip, numeri al cardiopalma al Senato. Ala, ago della bilancia

Senato

ROMA. – Sei mozioni al voto, e grande incertezza sui numeri. Si presenta così la partita Consip che si gioca domani nell’aula del Senato.

LE MOZIONI La maggioranza si è spaccata. Una mozione è targata da Pd-Ap- gruppo delle autonomie, l’altra ha le firme dei senatori di Mdp. La mozione del Pd prende atto delle dimissioni del presidente di Consip Luigi Ferrara e della consigliera Marialaura Ferragni: visto che “a seguito di questa decisione il cda è decaduto”, si chiede al Governo di “procedere in tempi celeri e solleciti al rinnovo dei vertici della Consip”.

Di tutt’altro segno la mozione di Mdp che prende di mira il ministro Lotti e l’ad di Consip Marroni: la loro contemporanea permanenza in carica, sostengono i bersaniani, “costituisca un’inaccettabile segnale di arroganza politica”. Si chiede al governo di decidere “la sospensione delle deleghe al ministro dello Sport Luca Lotti fino al chiarimento della vicenda che lo vede coinvolto”. I verdiniani di Ala chiedono “massima trasparenza e rispetto delle procedure” ma in sostanza difendono la gestione di Consip “che ha determinato consistenti risparmi”.

Altre due mozioni che saranno messe in votazione vengono da tutta l’opposizione. Una è stata presentata da Andrea Augello (del neonato gruppo di Quagliariello Fdl), l’altra dall’esponente di Sinistra Italiana Loredana De Petris. Entrambe chiedono di azzerare i vertici Consip e di avviare un’inchiesta sul sistema degli appalti. La mozione della De Petris chiede in particolare di indagare sulle “indebite pressioni di qualunque provenienza politica”.

La mozione della Lega chiede al governo di “non esercitare pressioni nei confronti dell’amministratore delegato Consip finalizzate alle sue dimissioni e ad assumersi la responsabilità dell’eventuale sua rimozione anticipata con provvedimento pubblico e motivato”.

I NUMERI La mozione del Pd parte da un bacino potenziale di 145 voti (98 dem, 25 alfaniani, 18 del gruppo autonomie, più i tre senatori di Fare e il senatore del gruppo misto Benedetto Della Vedova). Siamo sotto la maggioranza assoluta di 161 voti, dunque l’incidente è dietro l’angolo. A preoccupare il Pd non sono tanto le due mozioni dell’opposizione e quella della Lega (tutte insieme possono contare su 134 voti) ma quella del Mdp: non solo perché è l’unica che chiede esplicitamente l’allontanamento di Lotti dal governo ma anche perché se raccogliesse tutti i voti dell’opposizione arriverebbe quota 150, superando la mozione del Pd. Ago della bilancia sarà il gruppo dei verdiniani: con i loro 16 voti porterebbero il bottino della maggioranza a quota 161, scongiurando l’approvazione della mozione bersaniana.

(di Marco Dell’Omo/ANSA)