“Pax” Consip in Senato, FI vota la mozione del Pd

Pubblicato il 20 giugno 2017 da ansa

Gli uffici della Consip di via Isonzo a Roma, in una foto d’archivio del 13 aprile 2017. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

ROMA. – Attesa e temuta, la giornata delle mozioni su Consip al Senato procede senza incidenti che mettano a rischio il governo e, anzi, svela una vera e propria “pax” giunta a Palazzo Madama. A passare, con l’apporto corposo di FI, Ala e Federazione della Libertà, è la mozione di maggioranza a prima firma di Luigi Zanda che si limita a impegnare il governo al rinnovo, in tempi celeri, dei vertici Consip.

Mentre sulla mozione del senatore Andrea Augello, sulla quale i numeri della maggioranza erano a rischio, il governo e l’esponente di Idea trovano un’intesa: Augello elimina l’unico punto sul quale l’esecutivo avrebbe dato parere contrario e la mozione passa con una quota bipartisan: 244 voti.

Ma dal caso Consip emerge, prepotente, anche lo scontro tra Pd e Mdp. Gli ex bersaniani, non solo votano contro la mozione Dem e quella Augello ma, con Miguel Gotor, si producono anche in un “j’accuse” in Aula nei confronti del “sistema di potere renziano”. E innescano l’ira dei Dem.

“Sono prese di distanza preoccupanti, per questo Gentiloni dovrà farsi carico di una verifica politica per uscire da questa ambiguità”, sottolinea il senatore Andrea Marcucci. “Su legalità e questione morale che verifica vuoi fare? Stai sereno”, è la replica sarcastica di Gotor. Poi, a fine giornata, i renziani affievoliscono la portata della loro richiesta di verifica.

“E’ ridimensionata dal voto dell’Aula ma la posizione di Mdp è grave”, spiega Marcucci. E il voto dell’Aula, in effetti, spiega che in trincea, al di là del M5S, c’è stato soprattutto Mdp. La lunga giornata Consip poteva insomma avere esito ben diverso. Il presidente del Senato Pietro Grasso sceglie di non accogliere l’invito (supportato da una lettera in cui il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan spiega come il Cda Consip per Statuto sia già dimissionario) del capogruppo Pd Luigi Zanda di rinviare il dibattito a dopo l’assemblea Consip.

Ma, allo stesso tempo, Grasso non ammette la mozione di Mdp nella parte in cui si chiedeva al governo “di valutare la sospensione delle deleghe al Ministro per lo sport Luca Lotti”. Un intervento, quello di Grasso, che di fatto “salva” dalla votazione in Aula Lotti.

Mdp presenta così una seconda mozione, citando il ministro solo nelle premesse – che non sono sotto la “giurisdizione” della presidenza del Senato – e non più nel dispositivo. La mozione, tuttavia, incassa il parere contrario del governo e viene ampiamente bocciata.

Con dei numeri da larghe intese passa invece la mozione riformulata di Augello. Il senatore di Idea, infatti, su invito del Governo accetta la votazione del testo per parti separate (premesse e dispositivo) e “sopprime” il punto dell’impegnativa in cui si chiedeva al governo di valutare la sospensione delle gare in cui l’ad di Consip Luigi Marroni sia stato oggetto “di richieste di favori”. La mozione, con parere favorevole del governo, passa con 244 voti: unici contrari il gruppo Mdp, il leghista Volpi e Formigoni di Ap.

Il voto è il preludio all’asse FI-Ala-Fdl sul testo della maggioranza, che passa con 185 sì, 39 dei quali dai banchi dell’opposizione (28 azzurri, 8 verdiniani, 3 di Fdl). Prove di larghe intese? Per gli azzurri tutt’altro: “la maggioranza si è piegata alla volontà dell’opposizione di centrodestra accettando il dibattito”, spiega il gruppo FI al Senato.

“No, i gruppi hanno preso atto che il cda di Consip era dimissionario”, replica il gruppo Pd”. Non potevamo fare di più”, sentenzia a fine giornata Gaetano Quagliariello. Di certo, le parole di Luigi Di Maio secondo cui il caso Consip rischia di essere “la tomba” di Matteo Renzi oggi, a Palazzo Madama, parevano distanti anni luce.

(di Michele Esposito/ANSA)

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