Migranti: 10mila in quattro giorni. Il ministro Minniti rientra in Italia

ROMA. – Oltre diecimila uomini, donne e bambini soccorsi in quattro giorni nel Mediterraneo centrale: l’esodo infinito dalla Libia non accenna a diminuire rischiando di far saltare l’intero sistema d’accoglienza e costringendo il ministro dell’Interno Marco Minniti, diretto a Washington per impegni istituzionali, a rientrare con urgenza in Italia per affrontare la nuova emergenza.

“Sono numeri non più sostenibili”, ammette il premier Matteo Renzi mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, da Ottawa in Canada, accusa l’Ue: “L’Italia è in prima linea per salvare migliaia di vite umane nell’ambito di un fenomeno epocale. E ciò accade ai confini dell’Europa, senza ancora suscitare nel nostro continente né adeguata consapevolezza né l’emergere di sensibilità sufficientemente condivise, necessario preludio di incisive azioni comuni”.

La nuova ondata di disperati diretti in Europa è partita sabato, quando sono stati salvati 500 migranti. Ma è tra domenica e lunedì che i numeri sono esplosi, con le navi davanti alle coste libiche impegnate a soccorrere una cinquantina tra gommoni e barconi con a bordo oltre oltre 8.400 persone. E altre duemila sono state salvate martedì.

Migliaia di migranti che ora si trovano a bordo delle navi – assieme ai cadaveri di tre di loro che non ce l’hanno fatta, tra cui un neonato morto in seguito a complicazioni post parto – dirette nei porti di Sicilia, Calabria e Sardegna.

Ad oggi sono già 73.380 i migranti sbarcati nel nostro paese dall’inizio dell’anno, il 14.5% in più rispetto allo stesso periodo del 2016, ai quali però vanno aggiunti gli oltre 7mila salvati tra ieri ed oggi. Numeri che costringono il titolare del Viminale ad affrontare la nuova emergenza. Per il momento, però, non verrà chiesto ai prefetti di imporre ai sindaci i richiedenti asilo né verrà diramata una circolare per reperire nuovi posti.

Il governo ha infatti già stanziato 150 milioni per il 2018 da distribuire ai sindaci in base al numero di stranieri effettivamente accolti, con l’obiettivo di allargare la platea delle Comuni (al momento sono 2.800 su circa 8mila) disposti ad ospitare i richiedenti asilo secondo il principio dell’accoglienza diffusa. Nei giorni scorsi, inoltre, Minniti ha ricordato che il piano concordato a dicembre tra il Viminale e l’Anci fissa la quota di accoglienza a 200mila unità e un eventuale aumento sarà concordato con l’associazione dei Comuni.

Fino ad oggi non c’è stata la necessità, ma il numero delle persone accolte si sta pericolosamente avvicinando a quota 200mila e, dunque, non è escluso che nei prossimi giorni ci sia un’iniziativa da parte del ministro in questo senso. Prima però di ‘premere’ sui Comuni, il titolare del Viminale tornerà ancora una volta a chiedere un impegno concreto a Bruxelles.

Su due fronti: far attraccare le navi con i migranti in porti non italiani – “L’Italia ha salvato l’onore dell’Europa e sarei ancora ancora più orgoglioso se una sola delle navi portasse i migranti almeno per una volta in un altro grande porto europeo”, ha detto nei giorni scorsi – e far finalmente funzionare il piano Junker, che prevedeva la ridistribuzione di 450mila migranti ma ad oggi ne ha ricollocati solo 7.281. Un gigantesco flop.

Il centrodestra intanto attacca unito. “C’è un’emergenza incredibile e insostenibile – dice il capogruppo alla Camera di Fi Renato Brunetta – non possiamo più gestire questa situazione. Minniti blocchi le navi che stanno facendo rotta verso il nostro paese e chieda all’Ue che vengano dirottate in altri porti del Mediterraneo”.

“Stop agli sbarchi e blocco navale al largo della Libia per fermare l’invasione dell’Italia”, aggiunge Giorgia Meloni (Fdi) mentre la Lega, con Salvini annuncia un esposto alla procura di Roma contro il governo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. “Chiediamo il sequestro delle navi delle Ong che non vogliono la polizia a bordo. In un paese civile, tutto questo sarebbe oggetto di un dibattito serio in Parlamento e invece Renzi vuole approvare lo Ius soli”.