G20: Donald Trump tesse la sua tela diplomatica

WASHINGTON. – Donald Trump tesse la sua tela diplomatica in vista del suo primo G20 telefonando ai principali leader del summit: dalla padrona di casa Angela Merkel, con cui i rapporti sono freddini, al premier Paolo Gentiloni, con cui ha convenuto sull’importanza degli sforzi messi in campo e delle intese raggiunte al G7 di Taormina, risultati che secondo Palazzo Chigi “costituiscono una buona base per la discussione che si terrà alla fine di questa settimana ad Amburgo”.

Colloqui anche con il presidente cinese Xi Jinping e il premier giapponese Shinzo Abe, per tenere in evidenza la minaccia nordcoreana. Con il presidente francese Emmanuel Macron si era sentito la scorsa settimana, accogliendo il suo assist per partecipare alle celebrazioni del giorno della Bastiglia il 14 luglio. Un invito che spezza l’isolamento europeo, come quello (in un contesto populista) della Polonia, prima tappa del secondo viaggio all’estero del tycoon.

Ma l’attesa e gli interrogativi più forti ruotano intorno al suo annunciato bilaterale con Vladimir Putin, il primo faccia a faccia nel pieno della bufera del Russiagate. L’incontro è ancora in via di definizione. Idem l’agenda, anche se tra i temi sicuri appaiono Siria, Ucraina, lotta a terrorismo. E relazioni bilaterali, le peggiori forse dal dopoguerra, con rapporti “praticamente a zero”, come ha riconosciuto il consigliere diplomatico di Putin, Iuri Ushakov.

Pare che il loro incontro sia stato in parte mediato dall’ex segretario di stato Henry Kissinger, in visita al Cremlino proprio la settimana scorsa. “Credo che in questo momento i due Paesi abbiano una responsabilità, e una opportunità, per fare significativi progressi non solo migliorando le relazioni, ma anche certe situazioni nel mondo attraverso sforzi di cooperazione”, ha spiegato fiducioso Kissinger.

Lo pensano anche Putin e Trump. Ma il presidente Usa deve calibrare bene il suo slancio e le sue eventuali concessioni al Cremlino per non esporsi al rischio di alimentare ulteriori sospetti, e nuove accuse dei democratici, sullo sfondo del Russiagate, l’inchiesta sulle interferenze russe nelle presidenziali e sulla possibile collusione della campagna di Trump con Mosca. La tappa in Polonia gioca anche un ruolo di compensazione e assicurazione verso l’Europa dell’est, timorosa dell’aggressività russa.

Tra i punti di attrito da chiarire il futuro di Assad (che Rex Tillerson lascerebbe decidere a Mosca, come avrebbe confidato al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres), le nuove sanzioni approvate dal Senato Usa e le ultime misure decise da Obama per gli hackeraggi (35 diplomatici espulsi, sequestro di due compound), per le quali, ha avvisato il Cremlino, “la pazienza sta finendo”.

Dietro l’angolo c’è il rafforzamento dell’asse Mosca-Pechino, soprattutto dopo che Trump ha cominciato a lanciare segnali di insofferenza alla Cina, deluso dalla sua incapacità di disinnescare la miccia nordcoreana: sanzioni ad una banca cinese che aiutava Pyongyang, una vendita di armi a Taiwan, una nave Usa vicino ad un’isola rivendicata da Pechino. E, al G20, la richiesta di ridurre l’eccesso di produzione di acciaio e altre distorsioni sul mercato.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)