Il Pd lavora alla tregua in vista della direzione

Nella foto Matteo Renzi, Andrea Orlando
Nella foto Matteo Renzi, Andrea Orlando

ROMA. – Sancire una tregua nel dibattito tra i Dem sulle alleanze, rilanciare il “dialogo sociale”. A questo si lavora al Nazareno, per evitare che il “Pisapia sì, Pisapia no” si trasformi in un tormentone estivo. Giovedì alle 15 si riunirà la direzione Pd e allora Matteo Renzi avrà modo di confrontarsi a viso aperto con Dario Franceschini, che ha aperto un solco nella maggioranza con le sue critiche post-comunali, e il leader della minoranza Andrea Orlando, che rinvia di qualche ora la partenza per un vertice Ue a Tallinn pur di essere al Nazareno.

Il tentativo dei pontieri renziani è ricomporre almeno il fronte di maggioranza e rinviare a settembre il tema alleanze ma la scintilla rischia di divampare, anche perché gli orlandiani già rilanciano il tema delle coalizioni nella legge elettorale. Intanto, viene sminata la grana banche venete con il Pd che trova la compattezza su un probabile voto di fiducia.

Anche se si alza tra la tensione tra Michele Emiliano e Pier Carlo Padoan. Il ministro, in risposta a una domanda, dice che le critiche al decreto sugli istituti veneti dipendono da “scarsa conoscenza delle regole”. “Non conosco i fatti? Conosco i diritti e li difendo. E i fatti danno torto a Padoan”, replica il governatore.

Ma il confronto non dovrebbe creare problemi sul fronte parlamentare: i deputati “emiliani” condizionano infatti il loro voto sul testo al via libera a tre emendamenti, ma fanno anche sapere che non faranno mancare – se sarà posta – la fiducia al governo. E anche Pier Luigi Bersani dichiara che Mdp voterà la fiducia: “Senza una legge elettorale non si può interrompere la legislatura”. Insomma, sintetizzano i dirigenti Dem: nessun rischio per la maggioranza finché non si chiuderà, in autunno, l’ultima finestra per il voto anticipato.

Renzi, intanto, prova a tenersi lontano da fibrillazioni e discussioni “da palazzo”. “Noi non odiamo nessuno, semplicemente proviamo a realizzare i nostri progetti, senza rincorrere urla, polemiche e insulti”, scrive in serata su Facebook, rilanciando la rivista online Democratica.

Giovedì in direzione, anticipano i Dem, il segretario dovrebbe parlare di “idee”, rilanciando l’assemblea programmatica annunciata da Maurizio Martina a Milano per l’autunno. E ribadire che si discute con tutti, ma sui programmi. Anche con i sindacati, viene fatto notare, viene rilanciato il “dialogo sociale” (Camusso, Furlan e Barbagallo saranno il 17 al Nazareno a parlare di pensioni).

La speranza dei “pontieri” è che si stemperino così le tensioni con Franceschini (girano voci – smentite dal Nazareno – di contatti tra il ministro, che in mattinata è alla Camera, e il segretario). Il ministro si riserva, spiega chi gli è vicino, di decidere se parlare in direzione a seconda dei toni e delle risposte di Renzi alle questioni da lui poste sul centrosinistra.

Nella sede del Pd viene intanto apprezzata l’intervista in cui il sindaco di Cagliari Massimo Zedda invita Giuliano Pisapia a “non farsi tirare per la giacca” da chi vuole la rottura coi Dem. Ma la linea dei renziani sul tema alleanze non cambia. E’ “surreale” il dibattito sulle coalizioni, dice Matteo Orfini, che tratteggia il progetto di un “grande Pd”, un “partito più forte, largo, inclusivo”. Una formula che guarda al voto con il Consultellum, che prevede alla Camera il premio al partito che superi il 40%. La convinzione dei renziani resta infatti che, visti i numeri parlamentari, sarà molto difficile cambiare quella legge.

La minoranza Pd che fa capo Orlando (il ministro vedrà la prossima settimana Pisapia a un convegno) proprio sulla legge elettorale insiste per poter aprire un varco alle coalizioni. Mercoledì in un convegno alla Camera ne parleranno giuristi invitati da Gianni Cuperlo e Andrea Giorgis, per riavviare un dibattito sul tema. La speranza degli orlandiani, che si vedranno giovedì prima della direzione, è che su un sistema maggioritario con premio alla coalizione possa costruirsi una convergenza, a partire dai Dem vicini a Franceschini.

(di Serenella Mattera/ANSA)