Trump concede i visti a sei afghane per la gara di robot

Gara robot
Le ragazze afghane

NEW YORK. – L’amministrazione di Donald Trump abbandona per un attimo la linea dura sull’immigrazione e concede i visti a sei ragazze afghane membri del team invitato ad un prestigioso concorso internazionale di robotica negli Stati Uniti. Nei giorni scorsi alle giovani erano stati negati per due volte i permessi per entrare in America, mentre il loro robot era già arrivato a Washington, dove è in programma la manifestazione, senza problemi.

Ad intervenire in loro soccorso è stato proprio Trump, che ha sollecitato i funzionari Usa a cambiare idea. Nonostante questo, i detrattori hanno comunque criticato il Commander in Chief, affermando che il rifiuto iniziale ha inviato un messaggio sbagliato al popolo dell’Afghanistan, dove le truppe statunitensi stanno ancora combattendo i militanti talebani che impedivano alle bambine di frequentare la scuola.

“Sei ragazze hanno ricevuto il visto per entrare negli Usa e partecipare al concorso di robotica nella capitale – ha confermato un dipendente dell’ambasciata afghana negli Stati Uniti -. Facciamo loro i migliori auguri e ringraziamo tutti coloro che sono intervenuti”.

“Il Dipartimento di Stato ha lavorato incredibilmente bene con il Dipartimento per la Sicurezza Interna per assicurare che questo caso venisse riesaminato e trattato in modo appropriato”, ha spiegato Dina Powell, vice consigliere per la sicurezza nazionale.

“Non possiamo essere più orgogliosi di questa delegazione di giovani donne scienziate – ha continuato – rappresentano il meglio del popolo afghano e incarnano la promessa che le loro aspirazioni possano essere soddisfatte. Sono future leader del loro Paese”. Mentre Foggy Bottom si è limitato a spiegare l’iniziale diniego dicendo che “le domande sono analizzate caso per caso”.

Le ragazze partecipano alle Olimpiadi della Robotica dal 16 al 18 luglio e hanno ottenuto un permesso speciale per rimanere nel Paese dieci giorni. “Credo che il nostro più grande potere sia quello di riunire le persone nel perseguimento di un obiettivo comune, dimostrando che le nostre analogie superano di molto le differenze”, ha dichiarato Joe Sestak, presidente di First Global, che organizza l’evento. Sestak ha ringraziato il Dipartimento di Stato che ha messo in condizione tutte le 163 squadre provenienti da 157 Paesi (incluso un gruppo di rifugiati siriani) di partecipare.

(di Valeria Robecco/ANSA)