Dalla Xylella alle quote latte, l’Italia nel mirino dell’Ue

Pubblicato il 14 luglio 2017 da ansa

quote latte

Fine quote latte, manifestazione a Bruxelles

BRUXELLES. – Xylella e quote latte. Due storie senza fine per cui l’Italia torna ancora una volta a essere nel mirino Ue per ritardi e inadempienze, con il rischio sempre più vicino di sanzioni, se non ci sarà un’inversione di tendenza. Per il batterio killer degli ulivi si è infatti aggravata la procedura d’infrazione già aperta e tenuta a lungo in attesa, mentre sul fronte latte si avvicina dalla Corte Ue una condanna per non aver ancora recuperato le multe degli ‘splafonatori’. E proprio qui è più alto il rischio di un’ammenda.

Dato il continuo diffondersi della Xylella in Puglia e le eradicazioni che hanno cominciato ad accelerare solo ora, la Commissione Ue ha inviato ora un parere motivato all’Italia, che fa seguito all’apertura della procedura d’infrazione a dicembre 2015: dopo una paziente attesa, prima sino a luglio dell’anno scorso con una seconda lettera di messa in mora, ora, un anno dopo, è arrivato il nuovo passo.

Secondo Bruxelles, infatti, “le autorità stanno fallendo nel fermare il progredire” del batterio in quanto “la tempistica” italiana “è stata inefficace per assicurare l’immediata rimozione degli alberi infetti come richiesto dalla legislazione Ue”. Perché nonostante studi e ricerche di metodi alternativi, Bruxelles resta convinta che “al momento l’eradicazione resta la miglior soluzione”. Una sentenza della Corte Ue aveva già stabilito che l’abbattimento degli alberi malati era un obbligo proporzionato. Intanto proprio a fine giugno è stata firmata la convenzione tra Regione e Arif per l’estirpazione coattiva delle piante.

Sul fronte quote latte, invece, si avvicina sempre più all’orizzonte il rischio di una multa. L’avvocatura generale della Corte Ue ha infatti concluso che l’Italia è “inadempiente” in merito al recupero delle sanzioni inflitte agli splafonatori. Se la Corte, come probabile, confermerà questa posizione, Bruxelles può chiedere il pagamento di una maximulta a Roma.

L’Italia deve infatti ancora recuperare, secondo i calcoli della Commissione Ue che ha aperto una procedura d’infrazione sin dal 2013, la somma di 1,343 miliardi di euro su 2,305 dai produttori latte per gli sforamenti delle quote produttive dal 1995 al 2009. Questa differenza tra gli allevatori che hanno pagato le multe e quelli che finora si sono rifiutati crea infatti una “distorsione della concorrenza” a svantaggio chi ha rispettato le regole, oltre a essere “iniqua” per i contribuenti italiani.

(di Lucia Sali/ANSA)

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