Alfano: “Vicini agli italiani in Venezuela”

CARACAS – “Seguiamo con molta attenzione quanto sta accadendo in Venezuela e siamo vicini a tutti i connazionali che, a causa dell’attuale crisi politica ed economica del Paese, stanno vivendo un periodo di forte disagio”. Lo ha detto, anzi lo ha ripetuto per l’ennesima volta, il ministri degli Esteri Angelino Alfano che si collegherà oggi in videoconferenza dalla Farnesina con esponenti e rappresentanti della collettività italiana riuniti all’ambasciata italiana di Caracas.
– Allo scopo di alleviare tale disagio, la Direzione, che alla Farnesina segue gli italiani all’estero – ha proseguito il ministro che da messi segue con interesse e preoccupazione le vicende venezuelane -, ha adottato, su mio input, alcuni provvedimenti straordinari, fra cui l’impegno di un milione di euro per interventi in favore degli italiani indigenti che vivono in Venezuela. Inoltre, ho dato indicazione di prevedere un importante aumento del personale in servizio presso le nostre sedi diplomatico-consolari in Venezuela
Personale, questo, che però tarda ad arrivare. La videoconferenza permetterà alla nostra Collettività di esprimere al ministro le proprie preoccupazioni e illustrare le difficoltà che vivono gli italiani del Venezuela in un paese sprofondato in una crisi senza precedenti accompagnata da squilibri politici preoccupanti. Dal canto suo, il ministro potrà palpare di persona gli umori della comunità.
Proprio ieri si è svolto in tutto il paese il plebiscito indetto dal Parlamento con la collaborazione del Tavolo dell’Unità Democratica. Il 98,4% dei venezuelani, 6.387.854 persone, hanno votato contro il progetto presidenziale di convocare un’Assemblea Nazionale Costituente. Circa 600 mila lo hanno fatto all’estero, in 559 città sparse in tutto il mondo. Un totale, quindi, di oltre 7 milioni di cittadini ha detto “No” all’iniziativa del presidente della Repubblica, Nicolàs maduro.
Il presidente del Parlamento, Julio Borges, nel commentare a caldo i risultati del “plebiscito simbolico” ha detto che “a partire da oggi il mandato di Nicolas Maduro è matematicamente revocato”.
Borges, dopo l’annuncio dei risultati della votazione fatta dalla Commissione dei Garanti integrata dai Rettori delle università più prestigiose del Paese, ha sottolineato che i 7 milioni 186mila voti raccolti nel referendum – con soli 14 mila seggi operativi, al posto dei soliti 45 mila – superano sia quelli raccolti per la riforma costituzionale del 2009, sia quelli ottenuti da Maduro quando è stato eletto presidente.
– Ora si capisce il timore che aveva il governo riguardo al referendum contro Maduro e si capisce ancor di più perché il governo non ha voluto quel referendum, né vuole organizzare mai più elezioni democratiche – ha aggiunto il presidente del Parlamento.
Borges ha affermato che spera “che chi è al potere in Venezuela abbia l’umiltà necessaria per capire il grido che ha lanciato il paese”, e ha aggiunto che “il popolo ci ha dato un forte mandato che intendiamo rispettare e fare rispettare: tocca a noi fare capire al governo il messaggio delle urne”