Trump celebra il “Made in America”, ma polemiche su Ivanka

Pubblicato il 17 luglio 2017 da ansa

Trump

Ivanka Trump

WASHINGTON. -“Compra americano, assumi americano. E’ il nostro mantra. Vogliamo prodotti fatti in America da mani americane”. Donald Trump lo aveva ripetuto tappa dopo tappa nella sua inarrestabile campagna elettorale e anche su questa promessa l’America gli ha aperto la porta della Casa Bianca.

Alla scadenza dei sei mesi di presidenza Trump vuole dare seguito a quelle parole con una ‘celebrazione’ del ‘Made in America’, dedicandovi una settimana di eventi alla Casa Bianca, ma l’iniziativa rischia un effetto boomerang dirompente, dopo che da più parti si fa presente che proprio la figlia del presidente Ivanka sembra andare nella direzione opposta da quella dettata dal commander in chief, in quanto gran parte della linea di abbigliamento che produce è fatta all’estero.

La polemica è immediata e corre subito anche sul web, ma la Casa Bianca al momento non reagisce. “Vi faremo sapere” è stata la risposta della portavoce Helen Aguirre Ferrè quando, all’annuncio della settimana a tema, giornalisti hanno chiesto se con l’occasione della settimana dedicata al ‘Made in America’ vi sarebbe stato un impegno per le attività che fanno capo alla Trump Organization o alla società gestita da Ivanka Trump a produrre di più negli Usa.

Una domanda che non è sorta a caso: nei giorni scorsi il Washington Post ha pubblicato un’inchiesta in cui si rivela che la società che fa capo a Ivanka Trump – figlia e collaboratrice del presidente, con un suo ufficio alla Casa Bianca – produce all’estero la sua linea di abbigliamento. Il giornale ha fatto un lungo lavoro, partendo dalle ‘etichette’ su camicette e accessori fino ad arrivare in Bangladesh, Cina, India, Indonesia e Vietnam.

E’ inoltre stato ripetuto a più riprese che per anni la Trump Organization ha fatto grande uso dell”outsourcing’ nelle sue produzione di abbigliamento, oggetti d’arredo e oltre, appoggiandosi ad una rete di fabbriche in diversi paesi, tra cui Bangladesh, Cina e Messico, scrive ancora il Washinton Post.

Sul piano politico però Trump ha fin da subito dettato un’altra strada e in nome della protezione dei lavoratori americani e delle fabbriche americane ha abbandonato il progetto sul Tpp (Trans Pacific partnership – accordo di libero scambio per l’area del Pacifico) -e ha messo in discussione il Nafta che lega gli Usa ai vicini Canada e Messico, tra i più importanti partner commerciali.

Intanto la casa Bianca ospita uno ‘showcase’ di prodotti made in America provenienti dai 50 stati dell’Unione: dal vino californiano alle mazze da Golf prodotte in Arizona, dal rum delle Hawaii alla birra del Rhode Island, lo sciroppo d’acero del Vermont, ma anche le chitarre prodotte in Tennessee e i cappelli da cowboy naturalmente texani oppure di Yacht fatti in Maine o le tute spaziali per la Nasa che vengono prodotte in Delaware.

Poi, mercoledì, sarà il presidente in persona a diffondere una ‘proclamazione’ per sottolineare ancora una volta l’importanza di produrre in America. Dal 24 luglio sarà poi la volta della settimana dedicata agli “Eroi americani’ e dal 31 quella ispirata all”American Dream’.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)

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