Uruguay: parte con polemiche la vendita dell'”erba di Stato”

Marihuana, Uruguay
Uruguay: parte con polemiche vendita 'erba di Stato'
Marihuana, Uruguay
Uruguay: parte con polemiche vendita ‘erba di Stato’

MONTEVIDEO. – Malgrado il freddo dell’inverno australe, dalle 8 del mattino le lunghe code davanti a quattro farmacie di Montevideo segnavano una ‘data storica’: per la prima volta al mondo, in Uruguay i consumatori di marijuana possono acquistare “erba” coltivata e distribuita dallo Stato. Gli acquirenti di cannabis psicoattiva per uso non medico – questa è la loro definizione ufficiale – si sono svegliati presto. Verso le 10 del mattino, nella farmacia autorizzata a Pocitos, il quartiere più popoloso della capitale, avevano già venduto varie decine di confezioni.

Ogni consumatore che si sia iscritto precedentemente in un registro ufficiale può comprare una o due confezioni di 5 grammi a settimana, per un prezzo equivalente a circa 5,70 euro l’una. Il prodotto è disponibile in due versioni, Alfa 1 e Beta 1, provenienti da piante di cannabis indica o cannabis sativa. Le piante sono coltivate da due aziende private che hanno vinto una gara lanciata dall’Istituto ufficiale per il controllo della cannabis (Ircca), in una serie di serre costruite su terreni militari, con misure speciali di sicurezza, alla periferia di Montevideo.

La ‘erba di Stato’ rappresenta la terza e ultima fase della riforma lanciata nel 2013, dopo la regolamentazione della coltivazione domestica (poco meno di 7 mila iscritti, finora) e dei circoli o club di consumatori (finora 63). In molti segnalano comunque una serie di problemi nella attuazione della riforma. Anzitutto, il numero di consumatori registrati, poco meno di 5 mila, è molto al di sotto delle aspettative del governo, così come il numero di farmacie dove si vende la cannabis. Di fatto, in 8 dei 19 dipartimenti in cui è diviso in Paese non esiste alcun punto di vendita.

A questo si deve aggiungere lo scetticismo dei consumatori, dopo che si è saputo la marijuana di Stato ha un tenore di THC, il principale elemento psicoattivo della sostanza, di 2%, molto inferiore a quello dell'”erba” disponibile sul mercato illegale (7-10%).

Qualche problema tecnico con i rilevatori di impronte digitali -garanti tecnologici della privacy dei consumatori, che non devono identificarsi al momento dell’acquisto- ha ritardato un poco le operazioni nella giornata inaugurale del sistema, ma l’umore generale è stato comunque positivo.

“Certo non mi piace essere schedato perché fumo e questo 2% di Thc è un po’ ridicolo”, ha ammesso Antonio, un quarantenne che si definisce consumatore abituale, ma ha subito aggiunto che “comunque non dimentichiamo che fino a poco tempo fa questo poteva sembrare un’utopia: mi sto per fumare uno spinello che ho comperato legalmente in una farmacia”.