L’euro sale sul dollaro, fra Draghi e le tensioni di Trump

Euro vs. dollaro
Euro sale sul dollaro fra Draghi e tensioni Trump
Euro vs. dollaro
Euro sale sul dollaro fra Draghi e tensioni Trump

NEW YORK. – Mario Draghi colomba non convince. E l’euro continua ad apprezzarsi, aggiornando i massimi degli ultimi due anni nei confronti del dollaro. A pesare sul biglietto verde sono le crescenti tensioni a Washington, e il timore degli investitori sull’esito dell’indagini sul Russiagate di Donald Trump che rischia di far naufragare l’agenda pro-crescita promessa dal presidente.

L’incertezza politica americana inizia a farsi sentire anche a Wall Street: dopo la marcia di record in record dall’elezione di Donald Trump, i listini americani perdono slancio con la pausa dei tecnologici che si sono di recente sostituiti alla ‘Trump trade’ come motore di crescita dei listini.

In territorio negativo anche tutte le borse europee, con Milano che perde l’1,1% appesantita dalle banche, nonostante il calo dello spread fra Btp e Bund a 155,3 punti base. Piazza Affari, cosi’ come le altre borse europee, risente del caro-euro che ha innescato un’ondata di vendite sui listini.

Le parole del presidente della Bce non sono riuscite a calmare gli investitori sui timori di un tapering a breve dato il buon andamento dell’economia dell’area euro. Draghi ha certificato la “ripresa robusta”, ma ha rassicurato sul fatto che non c’è ancora alcuna data per iniziare a rivedere il quantitative easing. Parole cadute nel vuoto come mostrato dall’euro, salito fino a 1,1677 dollari, ai massimi dall’agosto 2015.

La volata dell’euro coincide con il calo dei rendimenti dei bond dei paesi periferici dell’area euro, con quello dei titoli a 10 anni dell’Italia calato questa settimana di 22 punti e quello della Spagna di 20 punti. Buone notizie dal punto di vista economico arrivano anche dalla Grecia, per la quale l’agenzia Standard & Poor’s ha confermato il rating B- alzando l’outlook a positivo da stabile.

Il Fmi ha approvato “in linea di principio” un prestito da 1,6 miliardi di euro per Atene. Un via libera preliminare che, comunque, non spiana la strada a un’immediata una nuova iniezione di liquidità per la Grecia: in base all’accordo raggiunto lo scorso mese infatti il Fmi non contribuirà con fondi fino a che i creditori europei non si accorderanno su una maggiore riduzione del debito.

E il direttore generale del Fondo, Christine Lagarde, su questo è chiara: la Grecia ha bisogno di un’ulteriore riduzione del debito da parte dei suoi partner europei: “mi aspetto un accordo a breve fra la Grecia e i suoi partner europei per ripristinare la sostenibilità del debito”.