Ritorsione Mosca. Taglia diplomatici Usa in Russia

Ritorsione Mosca. Taglia diplomatici Usa in Russia
Ritorsione Mosca. Taglia diplomatici Usa in Russia

MOSCA. – Prosegue il duello tra Russia e Stati Uniti. All’approvazione di nuove sanzioni da parte del Senato Usa, Putin risponde riducendo il numero degli impiegati delle sedi diplomatiche americane in Russia e togliendo a
Washington l’uso di alcuni immobili.

Ancor prima della firma di Trump sul progetto di legge, Mosca ha annunciato che dall’1 settembre gli Usa potranno contare al massimo su 455 persone nelle loro rappresentanze diplomatiche in Russia, cioè esattamente quanti ne ha il Cremlino tra ambasciata e consolati negli Stati Uniti. Con la differenza che per gli Usa si potrebbe trattare di un esodo di massa di centinaia di persone. Ma non basta. Putin ha deciso pure di togliere all’ambasciata americana l’uso di un magazzino e di un complesso di dacie a partire dall’1 agosto.

Il Cremlino replica così anche allo schiaffo di Obama di sette mesi fa, quando l’allora presidente americano espulse 35 diplomatici russi e confiscò al governo di Mosca due immobili per le presunte interferenze russe nelle elezioni vinte da Trump. Allora Putin finse di porgere l’altra guancia, probabilmente nella speranza che il nuovo inquilino della Casa Bianca mantenesse la promessa di migliorare i rapporti con la Russia.

Nonostante il faccia a faccia di inizio mese al G20 di Amburgo sia stato definito costruttivo sia da Putin sia da Trump, le divergenze tra Russia e Usa sullo scacchiere internazionale restano però evidentemente notevoli. E così oggi l’ambasciatore statunitense John Tefft è stato convocato al ministero degli Esteri russo. Il diplomatico – fanno sapere gli americani – “ha espresso profondo rammarico”.

Ma, a meno di colpi di scena, ormai il dado è tratto. Anzi, i russi mettono bene in guardia Washington non escludendo ulteriori misure di risposta “a seconda di quale sarà la reazione americana”. Un po’ di acqua sul fuoco l’ha gettata in serata il ministro degli Esteri russo Lavrov, che in una telefonata con Tillerson ha dichiarato che Mosca è pronta a “normalizzare” i rapporti con gli Usa, ma sulla base del “rispetto reciproco”.

Le sanzioni americane preoccupano però anche l’Ue, che vede minacciati i suoi interessi nel settore energetico e in
particolare il progetto del Nord Stream 2 per portare il gas russo in Germania attraverso il Baltico. “Restiamo vigili” e “vediamo come sarà applicata la legge”, ha affermato un portavoce della Commissione europea. Delle incomprensioni approfitta il Cremlino per insinuarsi tra Ue e Usa. Le sanzioni sono “un tentativo manifesto” di Washington “di assicurarsi interessi economici a scapito degli alleati”, ha dichiarato Putin.

Ma che i rapporti tra Ue e Mosca restino tesi lo si capisce da tanti segnali. L’ultimo risale a qualche ora fa, quando Romania e Ungheria hanno negato l’ingresso nel loro spazio aereo a un jet diretto in Moldova con a bordo il vice premier russo Dmitri Rogozin, colpito dalle sanzioni Ue per l’annessione della Crimea da parte di Mosca.

(di Giuseppe Agliastro/Ansa)