Governo e Opposizione in rotta di collisione: inevitabile lo scontro

CARACAS – E’ oramai solo questione di ore. Il sindaco del Municipio Libertador, jorge Rodriguez, ha assicurato che tutto è pronto per l’insediamento dell’Assemblea Nazionale Costituente, che avverrà nel Palazzo Federale, sede del Parlamento. E così, mentre i neo-eletti si preparano ad assumere la responsabilitá di redigere una Costituzione che sostituisca quella che l’estinto presidente Chàvez ha sempre considerato “la migliore del mondo”, i deputati del Parlamento, riuniti nel Palazzo Federale, hanno approvato una mozione presentata da Juan Miguel Matheus con la quale si disconosce l’elezione dell’Assemblea Nazionale Costituente.

Governo e Opposizione, quindi, in rotta di collisione. E lo scontro ormai frontale che pare sia ormai inevitabile sarebbe imminente. Inutili tutti i tentativi dell’ex presidente del governo Spagnolo, Josè Luis Zapatero. Le ultime dichiarazioni del capo della “Commissione Presidenziale per l’Assemblea Nazionale Costituente”, Elías Jaua, sbarrano definitivamente il cammino ad ogni tentativo di dialogo tra Opposzione e Governo ma non tra la dissidenza e i settori meno radicali del “chavismo” e l’Opposizione più razionale. A dimostrazione che forse qualcosa si sta muovendo dietro le quinte per scongiurare uno scontro che potrebbe portare ad un’inutile spargimento di sangue, oltre quello giá versato, la creazione di un nuovo partito socialista promosso dai deputati Ivonne Téllez, Eustoquio Contreras, Germán Ferrer che hanno abbandonato il Gran Polo Patriotico. I tre deputati hanno sempre considerato l’elezione dell’Assemblea Nazionale Costituente non solo illegittima poichè non avallata dal referendum ma anche un grosso errore politico.

Intanto il mondo politico è sempre più critico nei confronti del governo del presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, in particolare dopo l’annuncio di voler arrestare i leader dell’opposione e i deputati del Parlamento, ritenuti colpevoli di promuovere la violenza.

Assai critico la politica italiana, a cominciare dal premier Paolo Gentiloni che su Twitter, ha scritto:

“Arresto dei leader opposizione inaccettabile. Italia impegnata contro rischio dittatura e guerra civile”.

Sul sito del governo italiano, poi, è stata pubblicata la dichiarazione del presidente del Consiglio rilasciata in un’intervista in cui afferma che l’Italia non riconoscerà “l’Assemblea costituente voluta da Maduro”.

Matteo Renzi, segretario del Partito Demcoratico ed ex premier, dal canto suo ha scritto su Facebook:

“Ciò che sta accadendo in Venezuela continua a essere ignorato da larga parte della comunità internazionale. Lo so, siamo ad agosto, abbiamo tutti voglia di staccare e abbiamo ragione. Ma quel popolo che muore di violenza e di fame non può essere abbandonato”.

Ha poi proseguito:

 “Le immagini di un giovane violinista, di una mamma in coda a cercare cibo per suo figlio, di ragazzi che chiedono libertà e benessere devono continuare a scuotere le coscienze in tutto il mondo. Il regime di Caracas, che qualcuno anche in Italia considerava un modello, sta distruggendo la libertà e il benessere di un popolo bello e fiero. Non giriamoci dall’altra parte. Almeno non anche noi”.

Ancora una volta, il senatore Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Affari esteri, all’inizio della seduta del Senato ha spezzato una lancia a favore del connazionale Alfredo Ledezma, ex sindaco di Caracas, e Leopoldo López, leader di Volontà Popolare, ai quali è stato revocato l’arresto domiciliare.

– Leopoldo Lopez e il legittimo sindaco di Caracas, Antonio Ledezma, che era agli arresti domiciliari, entrambi esponenti dell’opposizione – ha detto il senatore Casini -, sono stati prelevati da casa questa mattina all’alba da forze della polizia bolivarista e non si sa dove siano stati portati. Vorrei che il Senato, che è stata la prima voce che si è levata per solidarizzare con il Parlamento e con il popolo venezuelano, mandasse un messaggio chiaro: dell’incolumità fisica di questi due esponenti e leader venezuelani è, a pieno titolo, responsabile il presidente Maduro, per tutto quello che potrà succedere nelle prossime ore. Le famiglie, infatti, – ha aggiunto – ci chiedono di lanciare questo appello a difesa dei diritti delle persone e della loro incolumità fisica. Ieri – prosegue Casini – il presidente Gentiloni e il nostro ministro degli Esteri Alfano hanno usato parole chiare, limpide e trasparenti. Hanno parlato di deriva totalitaria e dittatoriale, con votazioni imposte al popolo di un’assemblea costituente che in alcun modo l’Europa e l’Italia riconoscono

Il leghista Alessandro Pagano, del’Intergruppo Parlamentare Italia-Venezuela, dopo duri apprezzamenti sul governo del presidente Maduro ha chiesto “sanzioni rigorose contro il governo”.

– Gentiloni – ha detto il leghista – sostenga la posizione degli Usa e alzi la voce nelle opportune sedi internazionali.

Se l’Europa e gli Stati Uniti hanno condannato l’elezione dell’Assemblea Nazionale Costituente e la stragrande maggioranza dei paesi latinoamericani ha affermato che non la riconosceranno Cuba, Nicaragua e Bolivia hanno manifestato solidarietà verso il governo del presidente Maduro. Il regime castrista ha sottolineato che le elezioni per la Costituente hanno dimostrato che i venezuelani sono poadroni della propria sovranità.

Il presidente boliviano, Evo Morales, si è congratulato con i venezuelani per la loro “partecipazione democratica” nelle elezioni, e il collega nicaraguense, Daniel Ortega, ha telefonato personalmente a Maduro per congratularsi per le elezioni.

Toni molto piú moderati, invece, dal governo di Lenin Moreno mentre la crisi venezuelana ha provocato crepe nella coalizione di sinistra al governo.

Iinfine, da rilevare quanto affermato da Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo:

– Ho inviato due lettere al Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e al Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker chiedendo la possibilità di congelare i beni e di imporre un divieto di viaggio nell’Ue ai membri del governo venezuelano, compreso il suo presidente, Nicolas Maduro e il suo entourage.