Renzi chiude la polemica sui migranti: “Linea unica dà frutti”

Pubblicato il 09 agosto 2017 da ansa

Sbarchi

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ROMA. – Si calmano le acque nel governo dopo lo scontro sul soccorso ai migranti. Ed è proprio il segretario del Pd, Matteo Renzi, a suggellare la tregua vestendo i panni del mediatore, di colui che, sentite le parti, ha diplomaticamente concluso che tra i due litiganti (Delrio e Minniti), lui sta “con Gentiloni”. Certo, le due linee incarnate dal ministro dell’Interno (rigore) e quella del titolare dei Trasporti (umanitaria) camminano parallele e l’auspicio è che al momento opportuno possano incontrarsi senza provocare il cortocircuito.

Ne è convinto Graziano Delrio che al Tg1 ha siglato la tregua con Minniti (“ci sentiamo tra poco per augurarci buone ferie”) assicurando che va avanti il loro lavoro comune. Quanto alla linea del governo “è unica”, e la strada imboccata è quella “giusta” e “comincia a dare buoni risultati: una strategia di lungo periodo che sta dando buoni frutti”, ha sottolineato Delrio per il quale “le regole non sono in contrasto con l’umanità”.

Dietro le quinte, però, i due ministri tengono il punto convinti delle rispettive buone ragioni e il “vincitore” di questa prima partita, ossia Minniti, oltre ad avere dalla sua il Colle e il premier, avrebbe ricucito con il Vaticano. Renzi invece non si è schierato apertamente e ha distribuito elogi salomonici: “I nostri ministri bravi e capaci stanno facendo un buon lavoro” e “nessuna polemica può oscurare i risultati di queste settimane, a cominciare dalla significativa riduzione del numero di sbarchi (-3.5% sul 2016)”.

Quindi ha rilanciato la “strategia complessiva per il futuro” che all’insegna dell'”aiutiamoli davvero a casa loro” contempla il “numero chiuso” ma anche “il dovere di salvarli tutti e l’impossibilità oggettiva di lasciarli tutti sul suolo italiano”. Il tutto coronato dallo “ius soli temperato”.

Una partita complessa, dunque, quella dell’emergenza migranti, che il ministro dell’Interno intende giocare con tanta determinazione e pochi intralci. In un ruolo che si sta via via rafforzando e che – si vocifera dietro le quinte – potrebbe puntare a far saltare i piani proprio all’attuale segretario Pd. La miccia verrebbe accesa dal risultato del voto siciliano (il Pd nei sondaggi è dato perdente), che già Renzi ha tentato di disinnescare derubricandolo a voto locale, cercando di esorcizzare l’incubo del precedente di Veltroni, che si dimise dopo una sconfitta elettorale in Sardegna.

Anche in questa ottica è stata letta la mossa anti-Minniti del renzianissimo Delrio nella querelle sui migranti (non a caso al suo fianco c’è stata fin da subito Maria Elena Boschi). Un fronte “cattolico” della solidarietà da cui ha però voluto prendere nettamente le distanze il cattolico Carlo Giovanardi rivendicando per sé una collocazione diversa da quella dei “cattocomunisti”.

Con il centrodestra che si è schierato compattamente con la linea Minniti. Plauso da Forza Italia ma anche dalla Lega. Oggi al titolare del Viminale è giunto un attestato di stima da un suo predecessore, Roberto Maroni. “Bravo Minniti”, ha detto il governatore che ha plaudito al “coraggio civico” del ministro che ha “anteposto le sue convinzioni ai diktat del partito”.

(di Giuiana Palieri/ANSA)

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