Appunti di arte e di storia a San Giovanni in Galdo

Fresco di stampa ci è giunto l’ultimo libro di Giovanni Mascia, un saggista, critico d’arte e scrittore di spicco originario di Toro (Campobasso), lo stesso piccolo centro molisano che ha dato i natali a Nicola Iacobacci, grande poeta conosciuto in Venezuela per la nostra traduzione di Hámichel, il bellissimo romanzo poetico che nella versione originale per i tipi di Marinelli editore (IS) è stato curato dallo stesso Mascia.

Gli Appunti di arte e di storia a San Giovanni in Galdo, patrocinato dall’Associazione “Amici del Morrutto” che opera appunto nel Comune di San Giovanni in Galdo, limitrofo con Toro, e stampato da Palladino Editore (CB) è un libro intenso, dalla prosa trasparente e precisa, che in appena 62 pagine oltre che farci conoscere attraverso un magistrale percorso alcuni gioielli artistici che per molti, anche residenti sul posto, escono da uno scrigno quasi sconosciuto, ci rivela anche uno spaccato di storia locale in cui è protagonista il Cardinale Orsini, arcivescovo di Benevento, abate di Santa Sofia e poi papa Benedetto XIII.

Cardinale Orsini

La presenza a Toro del Cardinale Orsini (1649-1730) è fuori discussione, come pure il suo benemerito appoggio allo sviluppo economico e artistico del paese. Lo stesso Mascia, prima in un saggio del 1977 apparso sulla Rivista «Samnium» con il titolo Toro,” prediletta stanza” del cardinale V.M. Orsini, e poi nel 2008 con il suo libro Affreschi per il papa. Arte, fede e storia nel chiostro e nel convento di Toro (Palladino Editore), di cui questo libro è un appendice, si è incaricato di dimostrare tale indissolubile legame. Proprio per questo, si chiede. Se così è stato per Toro, perché scartare allora “le tracce lasciate dall’Orsini anche nella limitrofa San Giovanni che come feudo di Santa Sofia ha condiviso la sorte di Toro per sette secoli, essendo ricomprese entrambe nei confini dell’arcidiocesi beneventana da sempre, fino al 1983, quando le due località contigue sono state assegnate all’arcidiocesi campobassana?”

Partendo da questa ipotesi il Mascia inizia la ricerca, limitata ovviamente alle sole “tracce artistiche”, e scopre che così come nell convento di Santa Maria di Loreto con le lapidi di consacrazione e gli altari laterali, oltre che il ritatto giovanile del cardinale raffigurato nella tela della Madonna della salute e altri particolari sono testimonianza a Toro della pressenza dell’illustre prelato il quale predileggeva intervenire artisticamente sui conventi, anche in quello di San Giovanni in Galdo è presente “l’imponente apparato di stucchi che arricchiscono lo stemma cardinalizio posto a capo dell’altare maggiore e le due tele degli altari laterali, la Madonna del Latte tra San Sebastiano e San Filippo Neri, in cornu Epistolae, e la Madonna del libro tra San Giuseppe e Sant’Atanasio, in cornu Evangelii”, entrambi commissionati da Orsini tale come lo rivela lo stemma cardinalizio raffigurato sulle tele.

Lo stemma del cardinale Orsini

Non è l’unico esempio. Lo dimostrerebbe anche una terza tela nella Chiesa dell’Annunziata restaurata e consacrata dal cardinale, come lo rivela lo stesso stemma, e ancora il rifacimento della Chiesa di San Germano “grazie alle dieci eleganti colonne ancora in piedi nel tempio, che a fine Ottocento è stato elevato alla dignità di Chiesa parrochiale”. E finalmente, persino nella dirupata Chiesa di San Giovanni Battista “si conserva l’iscrizione che ricorda la consacrazione dei sette altari laterali a seguito del restauro curato all’inizio del Settecento dal cardinale”.

Con questa rapida pennellata abbiamo informato sul contenuto dell’opera. Bisogna comunque averla tra le mani per apprezzare altri particolari che come si è detto non solo riscattano un patrimonio culturale importantissimo di quei piccoli centri prevalentemente rurali, ma ne riaffermano il profondo amore del futuro Papa Benedetto XIII il quale era solito trascorrere nei territori alcune pause ricreative e spirituali quando gli impegni del suo lungo e intenso arcivescovato beneventano lo consentivano. Le fotografie delle tele, come pure delle Chiese di San Giovanni, riprese con professionale passione dagli obiettivi di cittadini del posto come Antonio Baratè, Dante Gentile Lorusso, Valentina Marino, Vincenzo Mascia, Pino Ramacciato, Antonio Rossodivita, Franco Valente, Stefano Vannozzi e lo stesso Giovanni Mascia, offrono l’ispirazione per visitare quei luoghi sconosciuti a molti dello stesso Molise. Sarebbe auspicabile, quindi, che i consigli amministrativi di Toro e di San Giovanni in Galdo, promuovessero la diffusione di questa interessante opera di Giovanni Mascia anche con la finalità di creare un percorso artistico gemellato sulle tracce del cardinale Orsini nel territorio.

Michele Castelli