Lavoro: dal 2007 due milioni di giovani in meno, Governo studia sgravi

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I governi ascoltino i giovani

ROMA. – Rispetto a dieci anni fa i giovani al lavoro sono oltre due milioni in meno, mentre il numero sugli over 50 in più in ufficio rispetto al 2007 supera quota due milioni e mezzo. Un quadro che risente dell’effetto demografico, ovvero dell’invecchiamento della popolazione, ma anche della stretta sull’accesso alla pensione che tiene al lavoro i più anziani rendendo più difficoltosa l’entrata al lavoro delle nuove generazioni: una situazione ben presente al Governo, che sta per questo motivo lavorando agli sgravi sulle assunzioni dei giovani da inserire in manovra.

Al momento sembrano confermate le indiscrezioni secondo le quali si studia un taglio dei contributi previdenziali del 50% fino a un limite di 3.250 euro per 2-3 anni per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani fino a 29 anni. Sembra confermato anche il paletto sui licenziamenti, con il divieto per l’azienda (pena la non erogazione dell’incentivo o la perdita dell’agevolazione una volta erogata) di licenziare sei mesi prima e sei mesi dopo l’assunzione. Si vuole evitare infatti che si cerchi di sostituire manodopera più onerosa per l’impresa con persone che pesano meno sui conti dell’azienda.

Resta aperto il tema dell’efficacia degli sgravi per una ripresa dell’occupazione, soprattutto giovanile. Il Governo ha ipotizzato che attraverso gli sgravi si possano assumere l’anno prossimo 300.000 giovani, ma nei primi sei mesi di quest’anno sono stati assunti grazie agli incentivi di Garanzia giovani e per l’occupazione al Sud (che prevedevano l’esonero contributivo pieno fino a un limite di 8.060 euro in caso di assunzione a tempo indeterminato) meno di 90.000 persone.

Il numero annunciato dal Governo si avvicina piuttosto a quello dei contratti a tempo indeterminato fatti nel complesso nel 2016 alle persone fino a 29 anni (313.827 secondo l’Osservatorio sul precariato dell’Inps sul 2016). Un numero molto simile, peraltro, a quello del 2014, senza incentivi, quando furono stipulati 311.373 contratti a tempo indeterminato a persone fino ai 29 anni. Il 2015 non si può confrontare perché prevedeva sgravi completi per tre anni per tutte le assunzioni a tempo indeterminato fatte nell’anno, indipendentemente dall’età e segnò per gli under 30 oltre 550.000 assunzioni stabili.

Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni resta largamente superiore a quello delle altre fasce di età (35,5% a fronte dell’11,3% complessivo) anche se in netto calo rispetto al picco del 43,8% del marzo 2014. Per la fascia tra i 25 e i 34 anni la disoccupazione è al 17,3%, in calo rispetto al 2014 ma quello che preoccupa è soprattutto il basso tasso di occupazione.

Nella fascia 15-29 anni in Italia nel 2016, secondo dati Eurostat, erano occupate il 29,7% delle persone contro il 48,2% medio europeo. Tra i 25 e i 29 anni lavorava poco più della metà delle persone (il 53,7%) in Italia contro il 73,2% in Europa. E il divario con l’Europa aumenta per le persone con un livello di istruzione più alta: solo il 52,7% delle persone tra i 25 e i 29 anni con studi universitari era occupato nel 2016 in Italia a fronte dell’80,6% in Europa (88,1% nel Regno Unito), il dato peggiore in tutta l’Ue.